Il furgoncino distrutto dalle fiamme giovedì notte al lido di Latina era utilizzato in virtù di una licenza per il commercio ambulante, quindi non poteva restare fermo nella piazzola del primo chiosco come succedeva da giorni, compresa la notte del rogo. Una violazione di fondo, sintomatica della lotta per accaparrarsi i posti migliori sul lungomare: è attorno a questo particolare che sembrano muoversi gli investigatori alla ricerca del movente dell'attentato, sempre se, come sembra, si sia trattato di un incendio doloso.

Sul tratto di litorale compreso tra Capoportiere e Rio Martino il numero dei chioschi installati da qualche anno è ridotto rispetto al numero delle aree disponibili, quindi le piazzole vista mare sono diventati luoghi appetibili per il commercio ambulante. Quest'anno però il Comune, attraverso lo Sportello Unico per le Attività Produttive, non ha assegnato gli spazi destinati agli ambulanti, nemmeno l'area di Foce Verde che solitamente ospita il mercatino. Figuriamoci che qualche paninaro, quindi possessore di licenza itinerante, aveva chiesto formalmente la possibilità di piazzarsi in maniera fissa in una piazzola, ma dal Suap non gli hanno mai neppure risposto.

La voglia di lavorare dopo il lockdown però era tanta e gli ambulanti hanno iniziato a fermarsi ugualmente sul lungomare. I controlli non sono mancati, la Polizia Locale ha verificato spesso che lavorassero rispettando la natura itinerante delle loro attività: ogni qual volta passava la pattuglia c'era sempre qualche cliente che stava acquistando un panino oppure una bibita fresca e nessuno ha mai piazzato strutture fisse come sedie e tavolini. Fatto sta che il furgoncino dell'attività "That's Amor e Iodio" da qualche giorno si era piazzato nell'area destinata al primo chiosco, la cui licenza è rimasta al Comune dopo la rinuncia dell'assegnatario. Di notte, però, le pattuglie della Polizia Locale non ci sono e nessuno aveva ancora contestato la violazione in materia di commercio.
I Carabinieri che si stanno occupando degli accertamenti sul rogo di giovedì, si chiedono appunto se la condotta di quell'ambulante avesse infastidito qualcuno, fino al punto di pianificare lo sgarro. Il titolare della licenza itinerante, sfogandosi sui social network, ha parlato più volta di invidia dietro a quel gesto, ma per ora, oltre ai sospetti, c'è ben poco.