Alcune delle rivelazioni fatte dall'ultima testimone ascoltata nell'aula bunker di Rebibbia nell'ambito del processo ai quattro presunti assassini di Desirée Mariottini, sono più che inquietanti.
Noemi - questo il nome della testimone - aveva visto la 16enne la mattina del suo ultimo giorno di vita proprio all'interno di quel sito dismesso e occupato in via dei Lucani a San Lorenzo.
Ha raccontato che la ragazzina le aveva detto di essere maggiorenne. Ha riferito che la vedeva molto nervosa e che naturalmente cercava droga. Ha aggiunto che proprio quella mattina la ragazzina di Cisterna aveva chiesto ad un altro assiduo frequentatore del tugurio in cui si spacciava di tutto, di portarla via con sé. Lui non lo aveva fatto e qualche ora dopo Desy era stesa su un giaciglio lurido agonizzante, e lì morirà.

Ma Noemi la cui audizione è stata l'ultima prima della pausa estiva, ha raccontato anche che qualcuno le aveva detto che la ragazzina poteva essere stata abusata anche da morta. Non bastavano quindi le violenze subite sotto l'effetto di un mix di droghe e medicinali, le bruciature di sigaretta e l'indifferenza di almeno una decina di persone che le sono "girate intorno" in quelle maledette ore. Poi la stessa Noemi ha riferito di aver subito anche lei alcune minacce senza però essere in grado di fornire elementi sull'autore di tale minacce. Sono diversi i soggetti minacciati e aggrediti dopo il delitto, qualcuno è anche venuto a mancare. Non è possibile dire se qualcuno dei quattro imputati africani abbia un ruolo in tali intimidazioni. Yussef Salia, Alinno Chima, Mamadou Gara e Brian Minteh sono accusati di violenza sessuale omicidio e cessione di stupefacenti ad una minore. Con vari gradi di responsabilità non solo avrebbero causato il decesso della ragazzina, ma avrebbero anche impedito ad alcuni dei drogati che si trovavano in quel sito dismesso di chiamare qualsiasi soccorso. Desy ha dovuto soffrire per quasi dodici lunghissime ore.