Molti di loro, il giorno in cui un anno fa esatto, vennero trasferiti proprio in quella struttura adiacente al Santuario di Cori, dissero che era troppo isolata, che preferivano tornare nelle strutture dove stavano (a Sezze), fecero anche una sorta di sit-in di protesta. Insomma, non volevano starci lì sul monte corese.

L'altra sera, quando Servizi sociali, responsabili della cooperativa che li ospita e le forze dell'ordine, sono giunti per effettuare il trasferimento che gli era stato annunciato, alcuni di quegli immigrati hanno opposto un netto rifiuto. Da quel centro accoglienza non volevano andarsene. La loro destinazione era una delle strutture individuate tra Giulianello, Roma e altri comuni limitrofi. Due soggetti, in particolare, non si erano lasciati convincere sulle prime, tanto che da mercoledì sera si è arrivati a ieri mattina quando oltre al personale della coop sociale sono dovuti intervenire anche i carabinieri del Comando Stazione di Cori e i colleghi del Reparto territoriale di Aprilia. Un terzo si è anche lasciato prendere dal panico e si è lanciato da una finestra temendo che la mobilitazione fosse per lui (si trovava in isolamento volontario).

Gli uomini diretti dal tenente colonnello Riccardo Barbera hanno convinto uno degli altri due a farsi accompagnare in una struttura alternativa, mentre l'altro, un 35enne della Costa d'Avorio proprio non voleva. Oramai - ha detto - si era creato una situazione di equilibrio, aveva anche un lavoro e, probabilmente, temeva che la nuova sistemazione compromettesse questo stato di cose. E che importa se i nuovi ospiti in arrivo dovevano stare in quarantena perché alcuni di loro potevano aver contratto il Covid-19? Irremovibile. Così quando si sono fatti avanti gli uomini in divisa lui li ha aggrediti riuscendo a sferrare almeno un morso ad uno degli operanti e qualche calcio ad un altro prima di essere ridotto all'impotenza ed ammanettato. Invece di andare in una struttura d'accoglienza, per lui si sono aperte le porte del carcere per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

Sulla gestione di questi immigrati la Lega in Regione, che proprio ieri era a Cori per un incontro con la comunità, ha criticato duramente le scelte fatte sia dal presidente della Regione che dal sindaco di Latina: «Perché il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e il sindaco di Latina, Damiano Coletta, non spalancano la porta di casa per accogliere gli immigrati?» si sono chiesti Orlando Angelo Tripodi, capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Lazio, e Francesco Zicchieri, coordinatore regionale del partito e vicecapogruppo del Carroccio alla Camera dei deputati.

Una giornata convulsa, scandita dai controlli sanitari sui 55 migranti arrivati due giorni fa e temporaneamente ospitati presso l'ex Rossi Sud. Ai tamponi orofaringei effettuati mercoledì pomeriggio sono risultati positivi 15 ragazzi, tutti minorenni, per uno di loro è stato disposto il ricovero precauzionale, nessuno ha la polmonite. Anche per la notte appena trascorsa tutti i migranti sono rimasti nell'ex Rossi Sud, sorvegliata dalla polizia.

Il trasferimento
Da oggi inizieranno le operazioni di smistamento, come illustrato ieri sera nel corso di una conferenza stampa convocata dal Prefetto Maurizio Falco e alla quale hanno preso parte anche il questore, Michele Spina, il colonnello dei carabinieri, Paolo Befera, il sindaco Damiano Coletta, e il direttore della Asl, Giorgio Casati. Quest'ultimo ha illustrato sia le tappe sanitarie seguite nella giornata di ieri che l'iter che si seguirà da oggi in avanti. Tutti i pazienti positivi verranno avviati presso strutture adeguate a Roma per trascorrere lì il periodo di cura a domicilio previsto dal protocollo. Il paziente ricoverato rimarrà sotto osservazione e gli altri verranno spostati dalla Rossi Sud in strutture di accoglienza per il periodo di quarantena. In questo modo il centro allestito nella ex fabbrica sulla Monti Lepini anche grazie alla collaborazione del Comune di Cori, sarà svuotato e restituito alla Provincia che ne è proprietaria.

I tempi
«Si è agito con grande celerità come richiedeva la situazione di emergenza - ha detto il Prefetto - e con la massima trasparenza. Fondamentale la guida della Asl che in tempi brevissimi ha assicurato il rispetto dei protocolli sanitari e ciò ha garantito la tutela dei cittadini stranieri arrivati qui a Latina, del resto della cittadinanza e degli operatori. Non ci sono stati disordini né problemi né nelle operazioni di accoglienza né durante quelle sanitarie e mi pare un grande risultato». Il questore Spina ha confermato che non c'è stato alcun tentativo di fuga né disordini presso il centro della Rossi Sud il cui controllo è affidato, appunto, alle forze dell'ordine. Di «fughe» aveva erroneamente parlato un comunicato della Lega diffuso ieri pomeriggio. Per il sindaco Damiano Coletta si è rivelata appropriata la scelta della ex Rossi Sud, in quanto è «una struttura grande e fuori dal centro, dove è stato possibile garantire anche la sicurezza degli operatori. Resta fondamentale il coordinamento sanitario della Asl e anche in questa situazione, come per altre, si è riusciti ad applicare i protocolli».

Le regole
Vista dall'esterno quella di ieri è stata una giornata attraversata di corsa perché per la prima volta in provincia si doveva controllare un gruppo di persone sul fronte del contagio da Covid e al tempo stesso attuare i controlli in quanto cittadini stranieri arrivati in Italia senza permessi di cittadinanza. Inoltre una quota pari a circa i due terzi del totale è composta da minori non accompagnati per i quali, come si sa, la procedura di verifica è diversa e strettamente regolata. Infatti i ragazzi con età inferiore ai diciotto anni e non accompagnati non possono essere sottoposti agli stessi controlli di cittadinanza degli adulti; è previsto lo status di «minore straniero non accompagnato» in base al quale si ha diritto ad essere inseriti in percorsi scolastici e di formazione in attesa del raggiungimento della maggiore età. Ed è ciò che attende i 38 ospiti della ex Rossi Sud, al netto degli accertamenti sanitari. La provincia di Latina conta uno dei centri specializzati nell'accoglienza dei migranti minori soli e ha sperimentato negli anni percorsi virtuosi di integrazione. Su tutti e 55 i migranti arrivati a Latina, a prescindere da dove saranno collocati, verranno sottoposti ad un secondo tampone.

di: Graziella Di Mambro

Un sit-in davanti alla Prefettura di Latina in programma alle 19 di domani, 31 luglio 2020.

E' questa l'iniziativa che la Lega di Latina e la Lega Giovani provinciale e comunale hanno deciso di organizzare in piazza della Libertà, nel capoluogo, alla luce dell'arrivo dei migranti e della positività al Coronavirus di alcuni di loro. 

Queste le parole del coordinatore comunale di Latina, Armando Valiani, e dei coordinatori dei giovani a livello provinciale, Marco Maestri, e comunale, Alessandro Palmiggiani.

«Vogliamo ribadire - spiegano - la nostra contrarietà alla politica degli sbarchi che questo governo sta incoraggiando, ma soprattutto vogliamo difendere il diritto alla salute dei nostri concittadini. Dopo i sacrifici del lockdown importare casi da migranti è quanto di più folle ci sia. Auspichiamo dunque che i trasferimenti si fermino e che chi arriva nel nostro Paese sia immediatamente rimpatriato. In ogni caso non possiamo accettare che chi arriva tenti subito la fuga facendo perdere le sue tracce. Servono maggiori controlli e una sorveglianza assidua di queste persone»

di: La Redazione

Sono attualmente in corso le visite agli 11 migranti risultati positivi tra i 55 arrivati ieri all'ex Rossi Sud, sbarcati a Lampedusa e poi portati a Latina.

Asl e forze dell'ordine stanno gestendo il trasporto, da via Monti Lepini al Goretti, di tutte le 11 persone. Il trasporto è però scaglionato: quattro alla volta stanno accedendo al Goretti, dove verranno sottoposti a tac e ad analisi specifiche, così da capire se ci sono soggetti che necessitano di ricovero, altrimenti saranno messi in quarantena in una struttura dedicata.

Le tac delle prime quattro persone visitate sono tutte negative, e i soggetti saranno messi in quarantena.

di: La Redazione

Sono 10, su 57 totali, i migranti risultati positivi al Coronavirus. Succede all'ex Rossi Sud, dove sono stati dislocati 55 tunisini sbarcati recentemente a Lampedusa e ora ospitati nel capoluogo.

I 47 non positivi ora dovranno essere messi in quarantena presso una cooperativa di Cori, mentre i positivi sono stati trasferiti all'ospedale Santa Maria Goretti di Latina.

di: La Redazione

Dei 320 migranti sbarcati nelle scorse ore a Lampedusa, 57 sono arrivati a Latina nella serata di ieri e questa mattina saranno sottoposti a tampone anti Covid dal personale della Asl di Latina. Gli stranieri, in gran parte di nazionalità tunisina, sono stati sistemati alla ex Rossi Sud di via Monti Lepini dove è stata allestita a tempi di record una struttura apposita. Il prefetto di Latina Maurizio Falco, assieme al questore, al comandante provinciale dei carabinieri, al sindaco di Latina e alla Asl, ha organizzato tutto per garantire la massima sicurezza, soprattutto sanitaria, in quanto, come ha spiegato lo stesso Falco ieri pomeriggio in conferenza stampa «questi stranieri arrivano senza aver fatto quarantena». E dunque, per evitare rischi, saranno sottoposti a tampone e controlli sanitari, prima di passare ai controlli legali che dovranno stabilire se possano o meno restare sul territorio italiano.


Il piano messo a punto in poche ore è stato illustrato ieri dal Prefetto Maurizio Falco assieme al questore Michele Spina, al sindaco di Latina Damiano Coletta, al tenente colonnello dei carabinieri Paolo Befera e al direttore del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Latina Antonio Sabatucci.


A partire da oggi, 29 luglio, saranno tutti sottoposti a tamponi da parte del personale della Asl. In assenza di casi di positività al Covid saranno poi dirottati verso altre strutture dove potranno osservare la quarantena ed essere successivamente avviati, a seconda dei singoli casi, alle procedure di espulsione. 


Il sindaco Damiano Coletta ha spiegato che «per l'emergenza Covid e per evitare ulteriori rischi, la distribuzione di questi migranti deve avvenire in un luogo solo, possibilmente molto grande, all'interno del quale garantire controlli e sicurezza. E' necessario evitare che abbiano contatti con l'esterno». I tamponi saranno effettuati dalla Asl che ha rinviato quelli destinati a Bella Farnia su 300 indiani.
Immediate le polemiche sull'arrivo dei migranti. La Lega, attraverso il coordinatore comunale Armando Valiani fa sapere: «Siamo contrari alla scelta operata dalla Prefettura e dal sindaco Coletta».

di: Tonj Ortoleva