Se il processo penale si è concluso con una sentenza definitiva di patteggiamento, l'apertura di un procedimento disciplinare dell'Ordine dei commercialisti, porterà al rischio molto concreto della cancellazione dall'albo per i tre professionisti coinvolti nello scandalo dei fallimenti pilotati. La sentenza di patteggiamento del giudice di Perugia Piercarlo Frabotta è infatti definitiva.

L'indagine era esplosa nel 2015 e le conseguenze erano state devastanti per l'ufficio giudiziario di piazza Bruno Buozzi, quattro anni dopo è arrivata la sentenza. Il consiglio di disciplina dell'Ordine dei commercialisti di Latina valuta le posizioni di Vittorio Genco, Marco Viola e Massimo Gatto, finiti nell'inchiesta della Squadra Mobile, ribattezzata come il caso Lollo e sottoposti all'epoca dei fatti a dei provvedimenti restrittivi.

Le pene patteggiate oscillano tra i tre anni e gli otto mesi e i tre anni e adesso come è previsto in questi casi, la posizione dei commercialisti sarà discussa dal Consiglio di disciplina che valuterà le condotte e gli illeciti. E' chiaro che la sentenza di patteggiamento avrà un peso. Come avviene per tutti gli ordini professionali, sulla scorta delle condotte contestate che sono ritenute molto gravi, rischiano la cancellazione anche se la sanzione potrebbe essere impugnata. Il processo di primo grado è terminato quasi un anno e mezzo fa con tre assoluzioni e tre condanne, per altri imputati che secondo l'accusa gravitavano attorno all'ex magistrato fallimentare invece è stato disposto il rinvio a giudizio.

Per chi è stato condannato e ha impugnato la sentenza il processo in Corte d'Appello che doveva essere celebrato nei giorni scorsi è stato rinviato a settembre. I reati ipotizzati a vario titolo nei confronti di tutti, tra cui professionisti ma anche imprenditori, sono: corruzione in atti giudiziari, falso, turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio. «Le intercettazioni telefoniche e ambientali sono state esplicite e hanno messo in rilievo un sistema corruttivo collaudato, grazie anche ad un folto gruppo di professionisti. La fotografia del sistema - è riportato nelle motivazioni che aveva scritto il magistrato in una dettagliata ricostruzione dei fatti - la offre una conversazione che risale al gennaio del 2015» ed è quella tra l'ex magistrato e un professionista.

Una chiaccherata che per gli inquirenti certifica il patto corruttivo. L'inchiesta si è frammentata in diverse parti: quella centrale a Perugia, un'altra invece è a Latina dove la Procura dovrà decidere in merito alla posizione di alcuni imputati per cui era arrivato lo stralcio. E poi per chi ha scelto il rito ordinario il processo che doveva iniziare ai primi di luglio è stato rinviato. I numeri dello scandalo dei fallimenti erano stati imponenti. Le persone finite sotto inchiesta erano complessivamente 18 e 22 i capi d'imputazione contestati dalla Procura di Latina e dal pm Luigia Spinelli che all'epoca dei fatti (alla fine del 2014), ha poi trasmesso gli atti a Perugia per la competenza legata al coinvolgimento di un giudice dello stesso distretto. A marzo di cinque anni fa erano stati emessi i provvedimenti cautelari che erano stati confermati anche dal Riesame e a seguire dopo la chiusura inchiesta, il processo con la scelta per la maggior parte degli imputati di riti alternativi.