Il Comune di Latina ha deciso di destinare gli immobili confiscati alla criminalità organizzata per ospitare quegli indigenti che un'abitazione non possono permettersela e, più in generale, vivono in contesti sociali estremi. Un'iniziativa che ha un duplice valore: prima di tutto reimpiegare, per scopi sociali, i beni sottratti a quei personaggi che si sono arricchiti con affari illeciti, ma soprattutto fronteggiare l'emergenza abitativa che coinvolge sempre più famiglie abbattendo i costi per la realizzazione di nuove case popolari.

I primi due immobili scelti per questa iniziativa, entrambi di modeste dimensioni e per questo affidati in uso a nuclei familiari piccoli, si trovano in i viale Nervi, nel complesso del Palazzo di Vetro, e al primo piano del palazzo al civico 32 di via Romagnoli, entrambi sottratti al patrimonio di Domenico Cardone, napoletano trapiantato da diverso tempo a Latina, che nel 2010 era finito sotto indagine per un sistema di truffe ai danni delle compagnie telefoniche, un business che portava avanti, stabilirono gli inquirenti, insieme a una serie di persone tra le quali Vincenzo Di Lauro, uno dei figli del boss dell'agguerrito clan di Scampia che ha ispirato la serie televisiva Gomorra.