Tutti concordi tra gli inquirenti: c'erano troppi rifiuti. Col passare delle ore e col prosieguo delle indagini, la posizione dei responsabili della Loas Italia sembra peggiorare di continuo. Gli inquirenti, sia i Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia, che i colleghi Forestali (che ieri mattina erano presenti in forze nell'area artigianale), sia gli enti preposti alla tutela della salute, Arpa e Asl e infine, i vigili del fuoco, stanno lavorando a testa bassa per cercare di far luce in questa vicenda. Tutti consapevoli che in caso di reati di natura ambientale o legati a eventuali illeciti in materia di rifiuti, tutto passerebbe sotto il coordinamento della Dda di Roma. Nel frattempo i militari dell'Arma stanno ascoltando diverse persone, stanno visonando i filmati delle telecamere di tutta la zona. E proprio in merito a ciò, sembra che gli impianti di videosorveglianza da cui ci si attendava di più, magari elementi utili a capire la generi delle fiamme, non siano invece di alcuna utilità. Malfunzionamento o sospetti di manomissione?

Al momento non è possibile dirlo, dal Comando dell'Arma non arrivano informazioni in merito. Ieri mattina sul posto, oltre alle varie squadre dei vigili del fuoco che stanno cercando di domare gli ultimi focolai rivoltando l'immane quantità di materiale stoccato all'interno e soprattutto all'esterno dell'impianto, c'erano anche le squadre dei Carabinieri Forestali. Oltre alle responsabilità penali legate al rogo, si indaga sul piano ambientale. E proprio eventuali illeciti in materia di ambiente o di rifiuti potrebbe far passare il fascicolo a Roma, alla Direzionedistrettuale antimafia. Dda che, tra l'altro, sul titolare della Loas Italia ha già indagato nell'ambito del caso della cava di via Corta in cui l'azienda andava a scaricare illecitamente rifiuti e per cui è arrivata una condanna a seguito di patteggiamento. Al momento le indagini sembrano aver puntato sulla qualità e sulla quantità di rifiuti presenti nel sito (autorizzato a stoccarne all'esterno non più di 1.700 tonnellate) che appaino decisamente troppi. Si dovrà anche valutare se lo stoccaggio abbia o meno seguito tutte le regole e le norme volte a garantire la tutela sia delle persone che dell'ambiente. Ma è chiaro che se come sembra, l'azienda non abbia mai avuto il collaudo del sistema antincendio e quindi nelleno il Cpi, il certificato di prevenzione degli incendi, è probabile che tale sistema possa anche non essere mai stato realizzato, visto che probabilmente non è entrato in funzione. Avrebbe probabilmente potuto tenere a bada le prime fiamme fino all'arrivo delle prime squadre antincendio.

Sul posto ieri mattina, oltre agli Atm e gli scavatori per rivoltare i cumuli di materiale bruciato del 115, ai mezzi dei volontari, si vedevano anche tre autobotti. Due dei Vigili del Fuoco e una della Protezione civile di Velletri. C'è infatti bisogno di molta acqua. La riserva della Loas - quella necessaria per ogni impianto artigianale o industriale proprio per contribuire ad interventi anti incendio - sembra essersi esaurita subito, e probabilmente il serbatoio non si riempie così velocemente come necessario. Per questo sono giunte autobotti che si riforniscono presso l'Autoparco di viale Europa o presso il Comando del 115.