Per mesi e a più riprese il Comune di Latina è stato accusato di attuare una politica a maglie larghe verso gli immigrati. Adesso una sentenza del Tribunale ordinario di Roma dimostra che al di là della dialettica politica ciò che avviene in ambito burocratico è assai diverso.
I giudici infatti hanno appena ordinato all'Anagrafe di iscrivere nelle liste dei residenti un trentaduenne della Costa d'Avorio che ne aveva fatto richiesta e al quale era stato opposto diniego in base alle leggi vigenti, che, però, hanno subito una importante integrazione con la pronuncia della Corte Costituzionale del 9 luglio scorso, quella con cui viene appunto dichiarato incostituzionale quanto stabilito dal decreto legge numero 113 del 2018 che preclude l'iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo.
Ciò secondo la sentenza viola l'articolo 3 della Costituzione.

A quel decreto si era rifatto il Comune di Latina per respingere la richiesta di iscrizione all'anagrafe di F.T. assistito dall'avvocato Armando Maria De Nicola.
Nella sentenza contro il Comune i giudici del Tribunale scrivono che il diniego non è legittimo alla luce della sentenza della Corte, la quale a sua volta aveva doppiamente censurato il decreto immigrazione, sotto il profilo della disparità di trattamento nonché «per irrazionalità intrinseca poiché la norma censurata non agevola la finalità di controllo del territorio dichiarata dal decreto sicurezza».
Negare l'iscrizione all'Anagrafe equivale ad un diniego su diritti propri dei richiedenti asilo.

Il cittadino della Costa d'Avorio adesso dovrà entrare negli elenchi del Comune di Latina in forza di questa sentenza e del permesso di soggiorno legato alla richiesta di asilo già accordato dal Ministero. La sentenza è stata pubblicata il primo agosto scorso con compensazione delle spese tra le parti e il Comune deve provvedere entro tempi celeri dopo la notifica nei tempi di rito.

L'assessore Ciccarelli: questo verdetto è un'ottima notizia per noi
Il 10 luglio scorso, in concomitanza, con il comunicato della Corte Costituzionale sulla sentenza l'assessore ai servizi sociali, Patrizia Ciccarelli, aveva commentato favorevolmente la decisione circa la illegittimità costituzionale del decreto voluto dall'ex Ministro Matteo Salvini.

«Ci eravamo confrontati tante volte su questa problematica - dice l'assessore a commento della sentenza - siamo stati sempre molto critici con il decreto ma abbiamo anche rispettato i dirigenti del Servizio Anagrafe, affidato all'assessore paola Briganti, che hanno applicato una norma vigente. Era un argomento sul tavolo di tanti sindaci, praticamente di tutti i Comuni. Ci sono stati primi cittadini, come Leoluca Orlando che da subito aveva detto: io disapplico il decreto e aspetto che mi denuncino così si va prima davanti alla corte Costituzionale. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo avuto un confronto con gli uffici ma alla fine era difficile non applicare la legge, tanto più che non poteva essere una scelta politica, si trattava di un servizio pubblico affidato a dirigenti di settore. Questa sentenza la considero un'ottima notizia per il Comune di Latina e spero ponga fine a tutte le polemiche sui si assiste in questo ambito».

Nella memoria difensiva davanti al Tar l'ente aveva appunto rappresentato la necessità di applicare il decreto vigente per non incorrere in illegittimità al contrario e in attesa di ulteriori sviluppi normativi. Che non ci sono ancora stati, poiché sono in tanto ancora adesso a chiedere la cancellazione totale dei decreti del 2018. Nel caso di specie il Tribunale ha detto che la norma non risolve i problemi di controllo del territorio.