Il fatto
19.08.2020 - 21:00
«Era una decisione prevedibile. Noi chiedevamo la riapertura immediata delle discoteche, ma il giudice ha ritenuto prioritaria la tutela della salute pubblica per mantenere sotto controllo l'emergenza sanitaria. Lo ribadisco: noi non ci sentiamo responsabili del contagio».
Sono le parole che Maurizio Pasca, presidente del Silb-Fipe (il Sindacato dei gestori delle discoteche, ndr) ha rilasciato all'AdnKronos nel commentare il "no" del Tar del Lazio alla sospensiva dell'ordinanza ministeriale con cui sono state chiuse discoteche e sale da ballo, oltre a imporre l'uso della mascherina nei pressi dei locali pubblici e nelle zone più affollate delle città dalle 18 alle 6 del mattino successivo.
«Ora ci sarà un proliferare di abusivismo nel settore. C'è stato un rave party di 1500 persone vicino a Cremona che nessuno ha controllato, nel Salento si stanno organizzando feste private. I 2-3 milioni di giovani che si vogliono divertire - spiega Pasca - andranno in luoghi improvvisati, insicuri e abusivi. Non sarebbe stato più giusto tenerli in luoghi controllati? Noi certo non potevamo mantenere il distanziamento sociale, ma provvedevamo alla sanificazione dei locali, prendevamo la temperatura all'ingresso, l'entrata era su prenotazione e prendevamo i nominativi per il possibile tracciamento».
Non è tutto: «Nel ricorso - conclude Pasca nella dichiarazione all'AdnKronos - abbiamo anche chiesto i danni derivanti dalla chiusura delle discoteche estive e su questo si pronuncerà la camera collegiale del Tribunale fissata per il 9 settembre. Nel frattempo va avanti il tavolo con il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli per discutere dei sostegni economici. Sul tavolo metteremo anche il tema del 70-80% delle discoteche, chiuse da febbraio, che stanno fallendo».
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