Tutti in fila per un tampone. Una scena ormai consueta che si ripete da giorni al drive in del Santa Maria Goretti. Anche ieri la coda di auto incolonnate è partita da via Reni, proseguendo lungo via Bonaparte per tutto il tratto di strada che conduce all'entrata del pronto soccorso dell'ospedale del capoluogo: almeno 300, anche 400 metri di attesa. In grande maggioranza si tratta di turisti, appena rientrati dalle vacanze in Sardegna. Non solo giovani, ma anche adulti. Non solo ragazzi, ma intere famiglie. A loro basta esibire un tagliando di viaggio, che sia di un aereo o di un traghetto poco cambia, per potersi sottoporre gratuitamente al test (in realtà è sufficiente anche una semplice autocertificazione). Discorso diverso per chi, invece, sia privo dell'impegnativa del proprio medico e decida di sottoporsi all'esame naso-faringeo senza avere una chiara ed evidente motivazione: in questo caso c'è un ticket da pagare. Ammonta a 70 euro.


Ieri mattina, anche noi in fila, abbiamo parlato con persone arrivate da tutta la provincia, per lo più di rientro dalla Sardegna e giunte sulla terra ferma senza alcun controllo preliminare nonostante esista un tentativo di accordo di "reciprocità" tra la Regione Lazio e la Regione Sardegna, pensato da tecnici che stanno ancora cercando il modo giusto per trovare un'intesa sbandierata qualche giorno fa prima dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti, poi dall'assessore alla sanità regionale Alessio D'Amato. «A Olbia non vengono effettuati controlli – ci hanno raccontano due ragazzi di Aprilia tornati domenica dalla vacanza in Sardegna – si sale tranquillamente sul traghetto e si arriva a Civitavecchia». E anche nel porto romano, la situazione non cambia di molto. «Noi siamo tornati nel pomeriggio, non c'è obbligo di fermarsi per fare controlli, e anche se avessimo voluto farli avremmo dovuto restare lì per ore: c'è una sola persona incaricata, e i tempi di attesa sono lunghissimi. Abbiamo preferito tornare a casa, isolarci, e venire qui adesso».


Ma c'è anche chi, come una famiglia di Cisterna, avrebbe preferito essere testata a Civitavecchia, se avesse potuto. «Dalle 20 in poi lì al drive in non c'è più nessuno – la loro testimonianza – Noi siamo tornati a mezzanotte e non abbiamo trovato il modo di poter fare il tampone. Non abbiamo frequentato locali, non siamo stati in giro, ci siamo limitati ad andare al mare e fare passeggiate, ma vogliamo stare tranquilli garantendo la sicurezza di parenti e amici».


Non solo turisti, però. Ieri mattina in fila sotto al sole c'erano anche tante persone che devono garantire la sicurezza nei propri posti di lavoro. «Devo effettuare il tampone perché me lo ha chiesto il titolare del locale dove faccio il barista – ci ha spiegato un ragazzo di Fondi – Ho salutato qualche giorno fa un amico risultato poi positivo e di conseguenza è necessario che mi sottoponga anche io al test». Stesso discorso per una giovane del capoluogo: «Io, che almeno sappia, non ho frequentato persone contagiate, e poi non sono stata in vacanza, ma la mia azienda ha preteso che noi dipendenti ci sottoponessimo al controllo», ci ha raccontato la ragazza. «Il titolare rimborserà la spesa del ticket», hanno aggiunto entrambi.


Una spesa importante, quella del ticket. Al punto che qualcuno, lì in coda per una precauzione personale, venuto a conoscenza dei 70 euro da pagare, ha deciso di non perdere troppo tempo e tornarsene a casa senza né ticket né tampone: «Fare il test era un mio scrupolo, pensavo fosse gratuito visto che si parla di salute pubblica, a questo punto me ne vado», ha tagliato corto un uomo del capoluogo. Diverso il modo di pensare di un altro cittadino di Latina: «Io sono arrivato qui alle 11, ma già mi sono fatto tre ore di fila all'Asl per pagare il ticket, perderò una giornata intera praticamente». Stesso discorso per due coniugi che non avendo un motivo apparentemente valido per pensare di aver contratto il Covid-19 (frequentazione di luoghi a rischio o contatti diretti con contagiati) si sono muniti di ticket a proprie spese dopo almeno un paio di ore di attesa in piazza Celli.

«Siamo stati al mare in Puglia – ci hanno spiegato i ragazzi di Latina – in un posto che non ha a che a fare col Covid ma vogliamo comunque dormire sereni». Serena vuole dormire anche una turista capitolina, in vacanza al Circeo. «Quindici giorni fa mia figlia è risultata negativa ad un primo tampone, ma dopo la positività al test sierologico. Mi sembra difficile che abbia potuto generare anticorpi ed aver avuto il Covid in passato, penso piuttosto che il sierologico non abbia funzionato come avrebbe dovuto. Ma per toglierci gli ultimi dubbi, siamo tornati qui per ripetere il tampone a distanza di due settimane. Mi auguro che sia negativo anche questo». In tutto ieri al drive in del Goretti si sono contati 320 tamponi. Si procede a una media elevatissima ormai da qualche giorno, ovvero da quando nella nostra provincia i contagi sono tornati a viaggiare veloci: con i dieci registrati ieri, ora siamo a 115 nel solo mese di agosto.