In caso di arresto o di un normale controllo delle forze dell'ordine, c'era una strategia da adottare: quella di fornire una dichiarazione convincente ed eludere in questo modo le indagini.
E' uno dei passaggi chiave delle motivazioni del Tribunale del Riesame dell'inchiesta condotta dalla Digos di Latina, su un giro di facili permessi di soggiorno agli stranieri e dove è stata contestata anche la corruzione. Erano state cinque le persone destinatarie dei provvedimenti richiesti dal pubblico ministero Daria Monsurrò titolare dell'inchiesta e firmati dal giudice per le indagini preliminari Mario La Rosa. I giudici Raffaele Gargiulo, Lucia Guaraldi e Fabio Mostarda, nelle motivazioni dove ricostruiscono l'inchiesta, hanno ripercorso i ruoli degli indagati.
«Kumar Munish e Afzal Muhammad pur essendo incensurati, hanno dimostrato professionalità ed estrema spregiudicatezza -hanno scritto - in quanto hanno continuato a delinquere nonostante in più di una occasione siano state registrate conversazioni nelle quali non hanno fatto mistero di temere di essere controllati», è riportato in un passaggio. Nel corso dell'inchiesta emergono anche dei suggerimenti per depistare eventualmente qualche investigatore zelante.

«Afzal ha dimostrato di essere stato informato da fonti attendibili che vi erano indagini in corso su Kumar - hanno sottolineato i giudici del Riesame - lo ha invitato a non tenere documenti in macchina dicendo che se per 3 o 4 mesi non fosse uscito nulla su di lui non avrebbero potevano fargli nulla». Ed è qui che i due indagati cercano di tracciare una linea comune. «Nel corso della stessa conversazione si mettono d'accordo per non raccontare mai dei loro rapporti in caso di arresto o controllo da parte delle forze dell'ordine», hanno ribadito i magistrati. Sulle esigenze cautelari i giudici sono stati chiari. «La consolidata collaborazione dell'attività illecita e la frequenza dei reati commessi, induce a ritenere concreto e attuale il pericolo di commettere reati della stessa specie».
E' ritenuto molto importante il ruolo di Kumar. «E' un punto di riferimento per molti della comunità indiana, ha dimostrato contatti con pubblici funzionari».
L'accusa ha retto pienamente al Riesame che ha confermato la ricostruzione degli inquirenti. il sistema scoperto dei permessi facili era collaudato e poteva contare anche su diversi collaboratori esterni. Munish Kumar, tramite alcuni suoi connazionali, come Muhammad Afzal e Devender Singh Nanda, sindacalista della Cgil, che lo aveva espulso, in cambio di 500 euro preparava le carte. Il giro di documenti falsi grazie a contratti di locazione contraffatti. ha permesso di regolarizzare diverse posizioni. UN sistema perfetto.
E' questa una delle accuse contestate nell'ordinanza di custodia cautelare la cui integrità è rimasta intatta.