Una donna di 71 anni di Latina, malata terminale e sottoposta al regime di hospice domiciliare, malgrado l'improvviso aggravamento delle condizioni che imporrebbe un nuovo tipo di assistenza, non può essere trasferita presso l'hospice della Casa di Cura San Marco perché non è ancora in possesso del risultato del tampone laringo-faringeo anticovid.
I familiari della donna, su consiglio del personale che assiste la congiunta a domicilio, hanno inoltrato il 21 agosto scorso la richiesta alla Asl affinché la signora venisse sottoposta a tampone, condizione indispensabile per essere ammessa in una struttura di ricovero. Dopo varie sollecitazioni, finalmente il 28 agosto, venerdì scorso, gli operatori della Asl si sono presentati a casa della donna e le hanno fatto il tampone. I familiari sono stati rassicurati: «Entro 48 ore riceverete l'esito del prelievo, basterà consultare il sito della Regione dove è possibile accedere e conoscere il risultato del tampone attraverso un codice che garantisce l'anonimato».

Ieri, primo settembre, quattro giorni dopo l'effettuazione del tampone, ancora nessuna notizia del risultato, e per la 71enne le porte dell'hospice restano ancora sbarrate, malgrado le sue condizioni vadano peggiorando di giorno in giorno e le possibilità per i familiari di fronteggiare la situazione in casa si riducano di molto.
L'opera preziosa dei sanitari della Casa di Cura che prestano la loro preziosa assistenza domiciliare non può essere continua durante la giornata e quei «vuoti» cominciano a diventare davvero problematici per i familiari della donna.
«Pensavamo, forse ingenuamente, che una situazione del genere meritasse una corsia preferenziale per la gestione del tampone anticovid - spiega uno dei figli della 71enne - Riteniamo che una persona di ritorno dalle vacanze e per di più asintomatica, come quelle che trascorrono ore in fila al drive in del Goretti, dovrebbe godere di meno attenzione rispetto a un malato terminale. Ma non è così».