I fratelli Gabriele e Marco Bianchi e Mario Pincarelli - accusati insieme a Francesco Belleggia (ora ai domiciliari) dell'omicidio di Willy Monteiro Duarte - temono ritorsioni da parte degli altri detenuti. Per questa paura, attraverso i propri avvocati, hanno chiesto di restare in isolamento anche dopo il periodo di isolamento preventivo anti-Covid. E molto probabilmente sarà così.

Lo ha reso noto nelle scorse ore il garante per i diritti dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia: «Trascorse le due settimane di isolamento precauzionale per il Covid - ha affermato il garante - effettivamente si dovrà valutare una adeguata forma di isolamento cautelativo per impedire che i tre possano essere oggetto di attenzioni per così dire 'sgradite' all'interno del carcere. L'uccisione di Willy Monteiro ha avuto una eco mediatica molto forte e ha impressionato gli italiani, non solo quelli che sono a casa, ma anche coloro che sono detenuti. Serve attenzione. Al momento, comunque, ho avuto modo di verificare che questi giorni di detenzione stanno scorrendo senza anomalie».

I tre indagati, dunque, chiedono sicurezza alla direzione del carcere e al Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria: non si può dimenticare, in questo frangente, che subito dopo l'omicidio sia i loro parenti che gli avvocati difensori avevano ricevuto minacce. 

Il bianco è il simbolo e il colore della purezza. E proprio questo colore ieri la famiglia di Willy ha voluto che fosse quello con cui manifestare vicinanza al loro dramma. Colore puro come il loro figlio ventunenne ucciso senza un perché in quella maledetta nottata. Senza dimenticare che a Capoverde, Paese d'origine della famiglia prima di trasferirsi in Italia dove Willy è nato, è cresciuto e ha studiato, il bianco è anche simbolo di lutto quando si riferisce a un giovane.

E questa triste e dolorosa tradizione ieri è stata rispettata dalla famiglia, chiusa nel suo dolore. Circondata dall'affetto e dall'abbraccio di migliaia di persone che non hanno voluto mancare a questo appuntamento.

E per rispettare questa volontà, del bianco, colore della purezza, anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte si è presentato, in rappresentanza dello Stato e del Governo Italiano, in camicia bianca, accompagnato per l'occasione dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e dal presidente della Regione Nicola Zingaretti. Ad accoglierli il sindaco di Paliano Domenico Alfieri. Oltre a decine di rappresentanti di comuni della Ciociaria e del sud ddella provincia di Roma. Presente il prefetto Ignazio Portelli, il questore Leonardo Biagioli e il presidente del consiglio regionale Mauro Buschini, che già aveva portato il suo saluto alle veglie e alle fiaccolate dei giorni scorsi. Per la Provincia il presidente Antonio Pompeo.

Le parole di Conte
«L'Italia è con voi, vi vuole bene». Questo avrebbe confidato ai familiari dopo aver fatto coraggio anche agli amici di Willy. Tanti e giovanissimi con le lacrime agli occhi. «A Willy abbiamo rivolto, oggi (ieri ndr), il pensiero commosso di un Paese intero. A Paliano l'intera comunità ha chiaramente affermato che non c'è violenza capace di sopraffare l'esempio di una vita generosa. Teniamolo a mente e facciamo tesoro della forza di questo messaggio», questo quanto ieri scritto nel pomeriggio in un post.
Ma è stato al termine della solenne cerimonia che Conte non si è sottratto ai microfoni dei giornalisti. «Sono in rappresentanza del governo oggi qui c'è tutta l'Italia che ama questa famiglia umile e operosa. Sono qui per dare questo messaggio perché abbiamo seguito tutti questa vicenda di efferata violenza. Non possiamo sottovalutarla, non possiamo minimizzarla. Assolutamente no. Non possiamo degradarlo a singolo episodio isolato - ha proseguito il premier -. Dobbiamo guardarci in faccia e maturare piena consapevolezza che ci sono alcune sacche sociali e frange della popolazione che coltivano la mitologia della violenza e della sopraffazione. Questa consapevolezza deve mobilitarci tutti a tutti i livelli: famiglie, genitori, insegnanti, politici, giornalisti. Tutti dobbiamo lavorare per un unico obiettivo. Occorre – ha proseguito – richiamare il quadro dei valori condiviso su cui si fonda la nostra società. Il principio primario è il rispetto della persona e della sua dignità, chiunque essa sia». Conte è poi tornato sulla tragedia di Willy. «Su questo specifico episodio ci aspettiamo condanne severe e certe. E ci aspettiamo anche una certa rigorosa esecuzione della pena. Ma non può soltanto questo episodio essere inquadrato in una logica di repressione. Ecco perché dico che stiamo per iniziare con le scuole da domani in buona parte d'Italia. Sarà l'anno scolastico dell'emergenza sanitaria, ma deve essere anche l'anno scolastico dell'inclusione. L'anno del contrasto al bullismo. Tutte le energie mentali, l'attenzione che a tutti i livelli stiamo mettendo per l'emergenza sanitaria le dobbiamo concentrare per combattere il bullismo. Anche il linguaggio dell'odio e della violenza è un linguaggio che pesa. Le parole sono pietre a tutti i livelli».

Parole forti che hanno ancora più unito le migliaia di persone che ieri hanno circondato all'esterno il campo sportivo in un simbolico abbraccio. In tanti non sono potuti entrare. Ma questo non ha fermato comunque la loro voglia di esserci per salutare per l'ultima volta Willy. Da ogni angolo e terreni a ridosso del campo sportivo hanno ascoltato l'omelia del vescovo, per poi attendere a bordo strada l'arrivo e passaggio del feretro. Per regalare a Willy un ultimo caloroso applauso nel suo ultimo viaggio terreno. In attesa che arrivi la giustizia.

di: Massimiliano Pistilli

Preghiere e silenzio. Questo il desiderio della famiglia per ricordare il loro Willy. Il desiderio che, in quel campo sportivo dove alle 9.57 di ieri ha fatto ingresso, tra gli applausi e le lacrime, prima di un silenzio quasi innaturale, la bara che racchiudeva il loro caro, risuonassero innanzitutto le parole della fede. E così è stato.

Le parole del vescovo della diocesi di Tivoli-Palestrina Mauro Parmeggiani, che ha officiato la celebrazione, sono arrivate nel cuore di tutti, come il suo monito: «Perché la morte barbara e ingiusta di Willy non cada nell'oblio impegniamoci tutti. Vorrei che qui, oggi, risuonassero innanzitutto le parole della fede! Della fede in quel Dio di Gesù Cristo nel quale Willy credeva, che gli è stata trasmessa dalla sua famiglia, dalla sua parrocchia - ha detto il vescovo nell'omelia - e che ha illuminato quella vita bella che in questi giorni abbiamo conosciuto e che si esprimeva in un sorriso dolce, nell'impegno serio sul lavoro, nella passione per lo sport, nel rispetto per gli altri e nell'impegno per loro che, lungi da quegli atteggiamenti di indifferenza che spesso chi si dice "adulto" assume, ha portato Willy a intervenire a favore di un amico per sedare una lite e conseguentemente a perdere la vita in quella forma grande che Gesù ci ha insegnato nel Vangelo: "Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per gli amici!". In questo momento di profondo dolore, ciò che deve darci speranza è l'essere consapevoli che Willy ora è entrato in quella eredità che è la vita eterna che Dio promette a tutti coloro che hanno vissuto e vivono cercando di conformarsi sempre più all'unico e perfetto Beato: Gesù, che non ci ha liberati dalla morte e dal peccato con la forza dei muscoli ma donando la propria vita sulla croce per amore e assicurando a tutti coloro che come Willy hanno tentato, tentano e tenteranno di praticare il suo Vangelo, la vita eterna. Né la morte né alcun'altra creatura - anche di chi gioca con il dono intangibile della vita come hanno fatto sabato notte gli assassini di Willy - potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore».

Il vescovo ha invitato a non permettere di far cadere l'insegnamento del giovane nell'oblio. «Un insegnamento che non vorrei che trascorsi questi giorni pieni di coinvolgimento emotivo, cadesse come troppo spesso accade nell'oblio o nel fermarsi a qualche targa, monumento commemorativo, intitolazione di qualche torneo di calcio. L'insegnamento che ci lascia Willy e tutta questa terribile vicenda è che l'uomo deve tornare a Dio. Perché la morte barbara ed ingiusta di Willy non cada nell'oblio impegniamoci tutti. Istituzioni, forze dell'ordine, uomini e donne della politica, della scuola, dello sport e del tempo libero, Chiesa, famiglie e quanti detengono le chiavi di un potere enorme: quello dei media e in particolare dei media digitali, a comprometterci insieme, al di là di ogni interesse personale e senza volgere lo sguardo altrove fingendo di non vedere - impegniamoci tutti, dicevo - a riallacciare un patto educativo a trecentosessanta gradi. Chiediamo a Dio anche la forza per saper un giorno perdonare chi ha compiuto l'irreparabile. Perdonare ma anche chiedendo che essi percorrano un cammino di rieducazione secondo quanto la giustizia vorrà disporre e in luoghi - come ad esempio le carceri - che devono essere sempre più ambienti di autentica riabilitazione dell'umano. Che Dio accolga l'anima di Willy e perdoni tutti noi che davanti a questa bara ci sentiamo sconfitti perché non abbiamo saputo puntare, per l'ennesima volta, sull'Unico che salva e dobbiamo dolorosamente constatare che il nostro impegno per umanizzare il mondo - tanto spesso prescindendo da Dio - è fallito».

di: N.F.

Si è conclusa la mattinata più difficile di tutte. Quella dell'ultimo saluto al giovane Willy. Un silenzio surreale ha atteso l'arrivo della salma del ragazzo all'interno del campo sportivo di Paliano.

 
Poi un applauso straordinario e commosso ha dato il via alla cerimonia durante la quale i vescovi Apicella e Parmegiani hanno fatto usato parole forti. Centinaia le persone che hanno voluto essere presenti per l'ultimo saluto a quel ragazzo dal sorriso contagioso strappato alla vita senza un perché.


Cittadini di Paliano ma anche decine e decine di persone giunte da altri comuni della Ciociaria. Willy è entrato nel cuore di tutta Italia e in tanti hanno voluto far sentire la loro presenza e il loro calore alla famiglia del ragazzo. Al termine della cerimonia centinaia di palloncini bianchi sono volati nel cielo insieme a Willy. Bianco, il colore della purezza. Quello che i genitori hanno voluto rappresentasse Willy. Così in tanti hanno accolto l'appello di indossare una maglia o una camicia bianca.

Tra loro, anche il Premier Conte che ha partecipato alla cerimonia. Al termine del rito funebre Conte ha confortato la famiglia. Commosso si è avvicinato al padre, alla madre e alla sorella di Willy e gli ha detto: "L'Italia è con voi, vi vuole bene". Presenti anche Nicola Zingaretti e il ministro Lamorgese. A garantire l'ordine pubblico carabinieri polizia e Protezione civile.


Oggi è il giorno del dolore e del silenzio. Nessuno ha voluto parlare ma tutti si aspettano giustizia. 

di: La Redazione