La costituzione di parte civile dell'Associazione Antonino Caponnetto è stata ammessa così come la lista dei testimoni, sia dell'accusa che della difesa. Oltre alle due parti offese è prevista la deposizione anche del collaboratore di giustizia Agostino Riccardo e delle parti offese. Primo atto ieri mattina del processo che vede sul banco degli imputati l'imprenditrice Gina Cetrone, l'ex marito Umberto Pagliaroli, entrambi presenti in aula, Armando Lallà Di Silvio e i due figli Gianluca e Samuele. Sono accusati di associazione per delinquere ed estorsione con l'aggravante delle modalità mafioso.

In aula si torna il prossimo 2 ottobre quando il processo entrerà nel vivo per il conferimento dell'incarico al perito delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che fanno parte dell'inchiesta.
L'indagine - diretta dal pubblico ministero Luigia Spinelli - aveva indirizzato a contestare l'estorsione da parte dell'ex consigliera regionale nei confronti di un imprenditore abruzzese. L'impianto accusatorio aveva poggiato le basi sulla ricostruzione offerta dal collaboratore di giustizia e da altri riscontri che erano stati raccolti dalla Squadra Mobile di Latina che avevano portato lo scorso gennaio alla notifica delle misure restrittive firmate dal giudice per le indagini preliminari Antonella Minunni.

Dallo scorso 12 luglio, Gina Cetrone è tornata in libertà dopo che era stato accolto un appello cautelare. Umberto Pagliaroli ha ottenuto l'autorizzazione per andare la lavoro.
Il cuore dell'inchiesta gravita attorno all'estorsione per il restituzione di una somma di denaro ad un imprenditore che aveva un debito con l'azienda dell'ex consigliera, relativa ad una fornitura di contenitori di vetro che a sua volta ha chiesto l'intervento dei Di Silvio per risolvere tutto. E inoltre - come ha sostenuto nella veste di testimone lo stesso Agostino Riccardo nel corso del dibattimento del processo Alba Pontina - durante le elezioni del consiglio comunale del 2016 a Terracina, era stato chiesto anche in questo caso l'intervento dei Di Silvio per garantire la massima visibilità ai manifesti elettorali per la Cetrone che era candidata.

La difesa dell'imprenditrice aveva puntato anche in sede di Riesame sulla derubricazione del reato da estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni, una tesi che i magistrati avevano respinto sostenendo nelle motivazioni che per quanto riguarda la configurabilità del metodo mafioso, è sufficiente anche un messaggio intimidatorio "silente"».
Sarà anche questo uno dei fronti della battaglia tra accusa e difesa. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Palmieri, Oropallo, Magnarelli, Gallinelli.