La notifica è andata a buon fine. La parola adesso passa al giudice per le indagini preliminari Pierpaolo Bortone che deve decidere se accogliere o meno la richiesta di una donna di Latina, raggirata dal promoter Roberto Ciavolella, scappato da otto anni e che fino all'altro giorno era introvabile.
La parte offesa, rappresentata dall'avvocato Antonio Lungo, è una parente del promoter e aveva presentato una opposizione all'archiviazione avverso la decisione del pm Simona Gentile chiedendo un supplemento investigativo e l'acquisizione di una serie di documenti che sono stati allegati e che dimostrano le condotte di Ciavolella, a partire da alcune deleghe utilizzate per incassare degli assegni. In questo caso la truffa contestata ammonta ad oltre 15mila euro. Sarà il giudice che dovrà decidere se confermare l'archiviazione e quindi condividere la prospettazione della Procura, disporre nuove indagini oppure se puntare all'imputazione coatta. I fatti contestati che hanno portato la donna a denunciare un suo parente, risalgono all'epoca in cui Ciavolella ha beffato decine e decine di risparmiatori. La denuncia era stata presentata nel 2014 e i reati ipotizzati erano quelli di appropriazione indebita e poi falsità e truffa. Al centro di questa nuova vicenda c'è un assegno per un importo di 15mila euro. Ma c'è dell'altro quando è venuta alla luce tutta la storia e sono iniziate a circolare le prime indiscrezioni sulle acrobazie del promoter: la donna ha controllato e ha scoperto che non esistevano titoli di investimento a suo nome come aveva in realtà riferito qualche tempo prima lo stesso Ciavolella, mentre tutte le altre somme affidate al consulente erano completamente svanite. La parte offesa nella ricostruzione dei fatti, ha sostenuto che la vicenda non è stata completamente approfondita e che inoltre non sono stati raccolti riscontri documentali e la parte offesa non è stata neanche interrogata.