Se non ci fosse stato nessuno su quel carro il sinistro non si sarebbe verificato e il conducente in quel caso aveva l'obbligo di controllare tutto, a partire dalla sicurezza». E' quello che ha detto in aula ieri il consulente della Procura, l'ingegner Carlo Medici nel processo davanti al giudice Fabio Velardi per la morte di Massimo Cassia, deceduto a seguito delle ferite riportate dalla caduta di un carro di Carnevale, a distanza di un anno dall'incidente.

La tragedia era avvenuta a Latina il 2 marzo del 2014 e la vittima era morta dopo una lunga agonia a causa delle gravi ferite riportate nella caduta. Sono tre le persone sedute sul banco degli imputati: B.M., B.L., e S.P, di età compresa tra i 58 e i 37 anni, accusati di omicidio colposo, come contestato dal pm Marco Giancristofaro. Il carro allestito per Carnevale e che aveva partecipato alla consueta sfilata allegorica a Latina, era diretto verso Borgo San Michele quando era avvenuto l'incidente e il trattore guidato da uno degli imputati stava trainando un rimorchio non omologato con un carro di dimensioni non consentite e che non corrispondevano alle norme che disciplinano la circolazione stradale. La Procura aveva contestato inoltre anche una negligenza legata.
Ieri nel corso del processo, il consulente ha ricostruito la dinamica dell'incidente e ha ripercorso l'esito dell'elaborato che aveva consegnato in Procura, a partire dai quesiti richiesti dal magistrato inquirente.

L'ingegner Medici ha ribadito che il conducente del mezzo si era messo alla guida di un veicolo che non aveva le caratteristiche per circolare e che su quel mezzo non potevano salire persone a bordo. Nel corso dell'esame inoltre è stato ribadito che sul carro c'erano sei persone. Massimo Cassia, che tutti chiamavano Max, era un tecnico del suono molto conosciuto nel mondo della notte e delle discoteche a Latina.