La rete di informatori su cui potevano contare gli indagati era trasversale. E' quello che emerge nell'inchiesta Dirty Glass. «Si avvalgono di una efficiente e collaudata rete di comunicazioni e di strategie di copertura e assistenza reciproca per garantirsi incontrollati spazi di azione».
E la conclusione a cui arriva il magistrato Antonella Minunni che ha firmato il provvedimento restrittivo quando esamina i rapporti e la rete di persone che gravitano attorno all'inchiesta e a Luciano Iannotta. In particolare quando c'è da risolvere la questione relativa alla scomparsa dei 600mila euro, fino alla necessità da parte dell'imprenditore di Sonnino di capire se nella sua auto siano state piazzate delle microspie. Nell'indagine sono finiti due carabinieri, tra cui un alto ufficiale, un finanziere e infine un poliziotto.

Le misure restrittive sono state diverse: dagli arresti domiciliari, all'obbligo di dimora in provincia di Latina, fino all'iscrizione sul registro degli indagati a piede libero per il finanziere che è in attesa dell'interrogatorio.
Il ruolo degli appartenenti alle forze dell'ordine emerge in diversi passaggi del provvedimento restrittivo ed è anche questo rilevante.
Si parla di favori e utilità in occasione di alcuni incontri che avvengono nella primavera del 2018.

In particolare quando Luciano Iannotta chiede al colonnello dei carabinieri Alessandro Sessa come si deve fare per capire se sulla sua auto ci siano delle cimici. La conversazione avviene in occasione di una intercettazione che la Squadra Mobile ascolta e annota e che finisce dentro l'ordinanza di custodia cautelare. «Si avvaleva dell'ausilio di appartenenti alle forze dell'ordine pronti a mettersi al suo servizio, svolgendo indagini non autorizzate in mancanza di un procedimento penale», è la conclusione a cui arriva il gip quando deve ricostruire la rete di Iannotta sotto il profilo delle persone appartenenti alle istituzioni che lo hanno aiutato. Da un lato c'è la ricerca degli intestatari del telefono del finto intermediario per la truffa e in questo caso anche un finanziere in servizio a Fiumicino viene chiamato in causa per avere qualche informazione utile. Dall'altro c'è il luogotenente Michele Carfora Lettieri che interroga la banca dati per altre esigenze che non sono di servizio. «Dall'attività di captazione emergeva un rapporto con Sessa nel quale venivano esplicitati anche scambi di favore e utilità».