Telefonate continue, appostamenti e pedinamenti sia sotto l'abitazione della vittima, sia sul luogo del suo lavoro. E ancora minacce di morte con tanto di lima da unghie e, nell'ultima occasione, anche un pugno in faccia. E' così che l'imputato, il 33enne condannato ieri a 4 anni e 4 mesi di reclusione, si era fatto consegnare, nel tempo, oltre 7mila euro dalla vittima, un giovane apriliano che aveva deciso di denunciare tutto ai Carabinieri del Reparto territoriale di Aprilia.

Proprio i militari del Norm di via Tiberio, per l'appunto, a fine novembre (era il 20) arrestarono Alessio Mozzetti con alcune centinaia di euro appena estorte alla vittima. In quella occasione l'autorità giudiziaria decise di concedere gli arresti domiciliari al presunto estorsore, con qualche precedente accusa per reati connessi con la droga e qualche zuffa. Da quel momento si è cercato di capire quale fosse il motivo per il quale l'arrestato pretendesse dal giovane apriliano una cifra del genere. In fase di denuncia la vittima avrebbe parlato di screzi legati a qualche sguardo di troppo diretto verso qualche ragazza, motivi insomma del tutto futili e, forse, ritenuti poco probabili dagli stessi inquirenti.

Anche perché, a quanto sembra, i due si conoscevano da qualche tempo e il loro rapporto sembra fosse anche incentrato sulla compavendita di sostanze stupefacenti. Il primo sospetto è che proprio quella fosse la direzione in cui andare a cercare il movente di una così pressante richiesta di soldi contanti che la vittima era stata di volta in volta costretta a ritirare e a consegnare.


Difeso dall'avvocato Emiliano Vitelli, Mozzetti è comparso davanti al giudice Molfese per rispondere di estorsione continuata (il reato sarebbe stato perpetrato nell'arco del periodo fine agosto 2019 - fine novembre dello stesso anno) e di lesioni aggravate. Il giorno dell'arresto infatti, la vittima venne medicata al pronto soccorso per un colpo al volto con prognosi di 5 giorni. Il 34enne ha raccontato che oltre a una serie di richieste estorsive via telefono, in qualche occasione si era trovato dei messaggi, dei biglietti, sulla propria autovettura. L'ultima azione estorsiva l'avrebbe subita mentre si recava a lavoro in auto: venne letteralmente bloccato dal Mozzetti e, nel pomeriggio, se lo ritrovò sotto casa e fu costretto a consegnare le ultime due-trecento euro. Per questi fatti il Gup ha condannato l'imputato a 4 anni e 4 mesi, riducendo di fatto la richiesta della Procura che chiedeva almeno 5 anni di carcere.