Si erano presentati sul luogo di lavoro alla stazione ferroviaria di Latina per consegnargli brevi manu la lettera di licenziamento. Era l'aprile del 2019. Quella modalità per un uomo di 45 anni, che lavorava allo scalo ferroviario, era stata - come riportato nella richiesta di opposizione all'archiviazione - inaudita con un allontanamento immediato. A distanza di oltre un anno da quell'episodio, dopo che la Procura aveva eseguito una serie di accertamenti mirati e aveva presentato richiesta di archiviazione, lui non ha mollato la presa e si è opposto. La parola ora spetta al giudice del Tribunale di Latina Giuseppe Molfese che deve decidere se accogliere o meno la prospettazione del magistrato e quindi rigettare la richiesta, disporre nuove indagini oppure puntare sull'imputazione coatta.

Nella sua richiesta, sulla scorta degli elementi acquisiti, la Procura aveva sottolineato che la notizia di reato è infondata, proprio a seguito dell'esposto infatti sono state delegate attività di indagine. Ad eseguire i controlli è stato il Dipartimento della Asl di Latina che nel novembre del 2019, ha raccolto delle testimonianze e anche dei i documenti che sono stati allegati alle conclusioni a cui è arrivato il personale della Asl. Gli ispettori non hanno rilevato dei comportamenti prevaricatori che hanno potuto causare danni all'integrità psicofisica e la risoluzione del rapporto risulta che sia stato notificato secondo le modalità previste dall'azienda e che sulla scorta degli elementi raccolti, alla fine la Procura non ha ravvisato i margini per andare a processo.