Si va verso la seconda puntata della telenovela del terreno delle suore che sta per diventare un complesso abitativo privato. Perché il fatto che sarà un palazzo e non un asilo per i bambini è ormai assodato. Il 23 dicembre 2019 infatti il Settore Edilizia Privata ha dichiarato chiusa in senso positivo a conferenza di servizi decisoria sul via libera alla costruzione, così come richiesto da Angelo Polizzi, Cinzia Pepè Sciarra e Jamila Campagna, i proprietari che hanno acquistato dalle suore, per quanto il cantiere non risulta ancora avviato.
Nel frattempo si è tenuta davanti al Tar l'udienza sui ritardi del Comune nella ottemperanza della sentenza che già nel 2016 avrebbe consentito ai proprietari di costruire. I giudici amministrativi hanno concesso una ulteriore proroga e si tornerà in aula a dicembre prossimo.
Nelle more però gli aventi diritto, per il tramite dell'avvocato Giovanni Pascone chiedono un risarcimento pari a 1,5 milioni di euro proprio per la mancata attuazione della famosa sentenza che imponeva all'ente di chiarire la sua posizione in merito ad un progetto, che per quanto assurdo e palesemente incompatibile con l'intento originario, si dovrà portare a termine.

L'area fu ceduta 50 anni fa dal Comune di Latina all'Ordine delle Suore Alcantarine perché vi realizzassero un asilo nido e un complesso educativo per i bambini. In seguito l'istituto religioso ha venduto agli attuali proprietari e quell'area ceduta alle suore con uno scopo preciso è diventata improvvisamente, ma in modo del tutto legittimo, libera da qualunque vincolo. A giugno del 2012 i nuovi proprietari presentarono al Comune un'istanza finalizzata ad ottenere il permesso a costruire. Domanda ritenuta inammissibile dal Comune di Latina; decisione impugnata al Tar che prima accolse la domanda cautelare con sospensione degli effetti della Conferenza, poi rigettò il ricorso.

Avverso la sentenza di primo grado venne proposto appello davanti al Consiglio di Stato che ribalta tutto e lì il Comune non si è costituito. La sentenza fu sfavorevole al Comune il quale non vi ha mai dato esecuzione. Intanto a dicembre 2019 la conferenza di servizi con le indicazioni dei giudici amministrativi si è chiusa bene per i proprietari che hanno ottenuto che gli fu negato nel 2012, ciò nonostante i lavori per la costruzione dell'edificio privato non sono iniziati per motivi slegati dalle scelte del Comune, il quale rischia comunque di dover pagare i danni per i ritardi accumulati, nonché di restare senza asilo nido e con un palazzo privato in più.

Prima dell'udienza di dicembre prossimo c'è ancora un po' di tempo per capire cosa è accaduto davvero a quel terreno e perché sia stato possibile superare senza problemi la clausola iniziale che legava l'uso del terreno alla realizzazione di un centro per l'educazione dei minori.