Giovedì scorso, nel vertice organizzato in Prefettura con gli organi di stampa, le istituzioni locali erano state chiare: tolleranza zero contro i trasgressori delle direttive ministeriali - mancato utilizzo delle mascherine e non osservanza del distanziamento sociale - per evitare misure sempre più drastiche nella lotta al Covid-19. Quel giorno si contarono 24 casi in provincia, venerdì se ne aggiunsero 27, ancora 24 sabato e ieri è arrivato il vero e proprio botto: 73 positivi in un giorno solo a livello territoriale, 25 soltanto nel capoluogo. Un "picco" mai registrato finora nell'emergenza sanitaria, un record poco gratificante che, non a caso, ha indotto le stesse istituzioni ad annunciare un nuovo vertice in programma questa mattina in Prefettura. Cosa bolle in pentola? Contromosse efficaci che, tradotto in soldoni, può voler dire soltanto una cosa: misure più drastiche dietro l'angolo.

Misure che non dovrebbero distanziarsi molto da quelle che si stanno già valutando a livello nazionale e che saranno rese note mercoledì dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il Decreto che contiene le nuove regole dovrebbero, di fatto, riportare il Paese indietro di sei mesi. Una nuova stretta, dunque, ma anche la decisione di chiedere al Parlamento di prorogare lo stato di emergenza al 31 gennaio. La novità più importante sarà l'obbligo di mascherina all'aperto su tutto il territorio nazionale, anche perché diversi governatori, compreso Zingaretti per il Lazio, hanno già emesso ordinanze per chiedere ai cittadini di coprire naso e bocca anche in strada soprattutto per evitare i contatti tra ragazzi all'uscita delle scuole e la sera nei luoghi di ritrovo. Il governo potrebbe seguire proprio la linea del Lazio con multe per i trasgressori dai 500 ai 3.000 euro. E se al momento sembra da escludere un lockdown generale, sono invece possibili, se i contagi dovessero salire ancora, nuove limitazioni alla libertà personale in zone circoscritte del Paese per spegnere nuovi focolai. Tra le misure allo studio c'è quella di anticipare la chiusura dei locali alle 22 o alle 23. Una sorta di «coprifuoco» per scongiurare che la movida favorisca la trasmissione del virus come è accaduto nei mesi estivi. L'altro tema sul tavolo è quello delle feste private, che secondo gli esperti del Comitato tecnico scientifico vanno regolamentate e limitate nei numeri. Gli ingressi nei negozi saranno sempre contingentati a seconda degli spazi, i ristoranti dovranno rispettare il distanziamento e le discoteche resteranno chiuse.
Un passaggio delicato riguarderà la limitazione del pubblico all'aperto e al coperto per stadi e spettacoli. All'aperto non sarà possibile riunire più di mille persone alla volta, rigorosamente distanziate. Il governo, sul calcio, non pare voglia cambiare idea: il limite per gli stadi resta a 1.000 spettatori. Al chiuso (cinema, teatri, sale da concerto) sarà tassativamente vietato superare il limite di 200 persone e questa misura riguarderà anche le iniziative private, come i matrimoni.