La Procura ha tirato le somme e ha notificato l'avviso di conclusione indagini alle persone finite sotto inchiesta dell'operazione sul caporalato, scattata lo scorso aprile a Latina che aveva portato anche all'arresto di due imprenditori che ora sono in libertà e hanno gli obblighi di polizia giudiziaria. Oltre a loro, sul registro degli indagati erano finiti tre loro collaboratori nei cui confronti il gip aveva emesso il divieto di dimora in provincia di Latina come misura restrittiva. I tre indagati hanno 57, 48 e 24 anni. Secondo l'impianto accusatorio, erano loro che garantivano agli imprenditori il controllo dei braccianti agricoli.

E' questo l'ultimo risvolto degli accertamenti che erano stati condotti dagli agenti della Questura di Latina, sia della Volante che del Commissariato di Fondi, a seguito della denuncia presentata da un bracciante agricolo che aveva raccontato di essere minacciato e sottopagato. Una testimonianza ritenuta pesante nelle pieghe dell'inchiesta, simile a quella di altri suoi colleghi.

Non erano mancati i colpi di scena nell'inchiesta, a partire ad esempio dalla ritrattazione in occasione dell'incidente probatorio delle dichiarazioni dei braccianti agricoli che prima avevano denunciato di essere stato sottopagati e poi davanti al giudice Giuseppe Molfese in Tribunale, avevano fatto marcia indietro. Secondo il magistrato quelle dichiarazioni erano state definite anomale così come l'atteggiamento degli stranieri che avevano di fatto ritrattato.
Prima ancora dell'esame richiesto dalla Procura per cristallizzare una prova da portare in aula nel corso del processo, gli stessi braccianti agricoli che lavorano nell'azienda agricola finita sotto inchiesta, avevano organizzato una manifestazione di protesta all'ingresso dell'ufficio giudiziario in piazza Bruno Buozzi, sostenendo di non essere pagati e che la situazione era drammatica e che stavano meglio prima del terremoto giudiziario.
L'operazione era scattata lo scorso 23 aprile.