Hanno cercato di rispondere punto su punto agli affondi della pubblica accusa, tentando di sradicare l'impianto accusatorio costruito dagli inquirenti. Hanno parlato per oltre due ore ieri in aula i legali di due imputati del processo «Certificato pazzo davanti al giudice Giorgia Castriota. Dopo che nel corso della scorsa udienza il pubblico ministero Giuseppe Miliano aveva formulato le sue richieste di condanna per gli imputati, a partire dal medico Antonio Quadrino (per lui la pena richiesta è di otto anni), a gli altri che hanno scelto il rito abbreviato, ieri è stato il turno degli avvocati Maurizio Forte e Giuseppe Sabato che difendono due imputati, Stefania Di Biagio e il medico Antonio Di Fulvio, nei cui confronti il pm ha chiesto la pena di due anni e quattro mesi. Le difese hanno cercato di sconfessare le accuse partendo prima di tutto da una circostanza: non era un patto corruttivo e le persone che erano state visitate dal medico Antonio Quadrino effettivamente avevano delle patologie.

I due legali inoltre hanno criticato la qualificazione giuridica del reato in particolare nella configurazione della corruzione, sostenendo che non vi era un accordo e hanno chiesto l'assoluzione e in sub ordine la derubricazione del reato. Il 23 ottobre il processo riprende con la difesa di Quadrino e sono previsti gli interventi degli avvocati Massimo Basile e Oreste Palmieri.
Le indagini erano state condotte dai carabinieri del Nas di Latina e gli investigatori - diretti dal capitano Felice Egidio - avevano iniziato ad indagare per una ipotesi di truffa che in un secondo momento aveva portato a contestare altri reati.