C'è una pista privilegiata nell'indagine sull'intimidazione consumata con la consegna di una lingua di animale nella corrispondenza di un quarantenne di Latina. O meglio una pista ovvia, che la polizia sta seguendo senza escludere tutte le altre eventualità. Vale a dire un episodio particolare che aveva aggravato i rapporti già tesi tra il destinatario della raccapricciante missiva e un pregiudicato di Latina, una lite in seguito alla quale era intervenuta la Polizia. Un passaggio, questo, che sembra poter motivare un avvertimento come quello di domenica mattina, carico di messaggi subliminali.

Scavando nella vita della vittima per capire chi possa avercela con lui a tal punto da fargli trovare una grossa lingua di animale nella cassetta della posta, la prima cosa che gli investigatori hanno trovato è appunto lo screzio che il quarantenne avrebbe avuto, non molto tempo fa, con un personaggio di spicco della criminalità locale. Anche quell'episodio vedeva come vittima il quarantenne e per questo sembra scontato che la raccapricciante consegna sia legata a quel fatto, ovvero all'intervento della Polizia in quel dissidio e alla facile associazione di idee che sia stato proprio lui a fare intervenire gli investigatori.
Del resto la simbologia della lingua tagliata, negli ambienti criminali, non lascia troppo spazio all'immaginazione: è la punizione riservata a chi parla troppo, specie se lo fa con le forze di polizia. È pure vero che, in presenza di un precedente noto agli investigatori, resta un gesto assai imprudente la pianificazione di un avvertimento tanto forte, che non solo attira l'attenzione degli investigatori, ma soprattutto presuppone l'intenzione di voler andare fino in fondo con la minaccia. A meno che, a pensare un'azione simile, sia stato soltanto un soggetto che, sebbene inserito nel contesto criminale, non è poi così influente come vorrebbe e quindi ha bisogno di trovare legittimazione con dimostrazioni di forza.