Il collaudato sistema architettato da Francesco Santangelo, dipendente 56enne della Procura col pallino per le manipolazioni della banca dati dei rischi finanziari, ruotava attorno alla regia occulta di via Ariosto, l'agenzia abusiva di intermediazione finanziaria allestita in casa di Marco Scarselletti, 54 anni, uno dei suoi complici. Ma quella base operativa era solo lo strumento ultimo, seppure essenziale, per la riuscita degli stratagemmi utili all'erogazione dei prestiti in favore di persone insolventi o comunque sprovviste di una situazione patrimoniale abbastanza solida. I clienti alla disperata ricerca di denaro, venivano intercettati direttamente nei luoghi dove questi si rivolgevano: le agenzie di credito. Proprio così, visto che gli altri componenti del sodalizio criminale, altro non erano che dipendenti o collaboratori di società finanziarie.

Uno dei principali centri di reclutamento dei clienti respinti da qualsiasi linea di credito, era un'agenzia di via dei Volsci (il cui titolare si è dichiarato totalmente estraneo all'inchiesta giudiziaria e conseguente procedimento penale, dichiarando sin da ora di dissociarsi da qualsiasi condotta delittuosa) per la quale lavorano come collaboratori l'ex rapinatore Andrea Sergio Di Barbora, Giorgio Vidali e Marco Capoccetta, rispettivamente di 33, 30 e 33 anni. I rapporti tra quella agenzia finanziaria e la base operativa illecita di via Ariosto erano talmente stretti, come la condivisione dei documenti appositamente artefatti, vedi le buste paga, che la seconda poteva quasi essere considerata la naturale estensione della prima, complice pure la loro vicinanza, separate da pochi isolati nella stessa zona della città. Anche se un altro canale piuttosto importante di approvvigionamento dei clienti era Giuseppe Cotugno, 48enne dipendente di una banca online con sede in corso della Repubblica. Ecco completato l'elenco dei sei indagati finiti direttamente in carcere perché coinvolti, secondo le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, nell'associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata.

La prassi era ormai automatica. I clienti con pregressa morosità o semplicemente con redditi troppo bassi per i prestiti chiesti, magari già gravati da altri strumenti finanziari, venivano dirottati in via Ariosto dove, appunto, la banda di intermediari senza scrupoli poteva modificare le buste paghe dei clienti, ma soprattutto riusciva a creare una situazione di stallo della Crif, ossia la centrale dei rischi finanziari riguardo la posizione del cliente, creando l'occultamento temporaneo delle eventuali insolvenze o pregressi crediti erogati.

In sostanza il sistema collaudato da Santangelo puntava sul diritto dell'utente di chiedere la rimozione delle informazioni dalla Crif con apposito modulo che in questo caso veniva compilato falsando la regolarità dell'esposizione creditizia. Fatto sta che i gestori della banca dati hanno l'obbligo, quindici giorni dopo il ricevimento dell'istanza, di sospendere le informazioni sul debitore in attesa di poter verificare la sua reale situazione: nello spazio temporale che si veniva a creare, il cliente riusciva a ottenere i prestiti potendo contare sulla regolarità, falsata, delle proprie credenziali. Un sistema applicato, dal sodalizio, in cambio di una percentuale sulla somma indebitamente ottenuta dall'assistito.