Due anni fa Alba Pontina, lo scorso aprile la chiusura indagine e ora l'udienza preliminare che nei giorni scorsi è stata rinviata al prossimo 27 gennaio. Appuntamento dal giudice del Tribunale di Roma Angelo Giannetti che scioglierà la riserva su una appendice dell'inchiesta madre sul clan Di Silvio. Sul fascicolo ci sono quattro imputati e l'indagine è quella sui voti in occasione della campagna elettorale per le elezioni comunali di Latina nell'estate del 2016.

I pubblici ministeri Luigia Spinelli, Claudio De Lazzaro e Barbara Zuin, hanno chiesto il rinvio a giudizio per la presunta compravendita di consensi per favorire Angelo Tripodi, (che non è tra gli indagati) e che ha sempre respinto le accuse, all'epoca dei fatti candidato a sindaco a Latina e attuale capogruppo in Regione della Lega. L'inchiesta ha portato gli inquirenti a contestare altri reati nei confronti di quattro imputati: Angelo Morelli, detto Calo, esponente dell'omonima famiglia di origine nomade, Ismail El Ghayesh, di Roberto Bergamo e di Antonio Fusco, detto Marcello, tutti di Latina. Sono difesi dagli avvocati: Giancarlo Vitelli, Alessia Vita, Luca Giudetti e Stefano Iucci,

A indirizzare gli investigatori sulla pista elettorale, era stato un consumatore di droga che aveva un debito con uno degli imputati di Alba Pontina, Gianfranco Mastracci.
In sede di audizione in Tribunale nel corso dell'udienza del novembre del 2019, il testimone aveva riferito in quella circostanza che era stato costretto a votare. «Sì - ha confermato - ero in questa situazione ed ero molto spaventato per quello che mi poteva accadere dopo le minacce che avevo ricevuto e alla fine gli ho detto che li avevo votati». Il testimone ha riferito che si era trovato per dei debiti di cocaina in una situazione di soggezione ed estremamente complicata. Il debito era cresciuto e in una circostanza, era il giugno del 2016, oltre a Mastracci, anche un altro imputato era andato a prenderlo sotto casa.