E' stata respinta la richiesta di una misura meno afflittiva per due indagati dell'inchiesta Scarabeo, condotta nei giorni scorsi dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina e che aveva portato all'esecuzione di 13 misure restrittive (sei in carcere e sette agli arresti domiciliari).
 A margine dell'interrogatorio di garanzia a cui erano stati sottoposti Giuseppe Cotugno e Marco  Capoccetta che avevano risposto alle contestazioni del giudice, gli avvocati Gianfranco

Testa e Roberto Filardi,  avevano presentato una istanza per la revoca della misura o la sostituzione con una misura meno affittiva. Cotugno davanti alle contestazioni del giudice aveva puntualizzato che quella del credito e dei prestiti è la sua attività e che alcuni dei nominativi riportati nel provvedimento cautelare non li ha mai sentiti.  Una volta che è arrivato il parere del pubblico ministero,  il giudice Giuseppe Cario ha sciolto la riserva e ha rigettato l'istanza.

Per Cotugno il magistrato ha sottolineato nell'ordinanza che  ha sfruttato il ruolo di consulente finanziario per reclutare clienti a vantaggio dell'associazione mettendo anche a disposizione le sue conoscenze e ha impartito istruzioni decisive  al fine del finanziamento fraudolento. Le difese intanto sia di chi è in carcere sia di chi è ai domiciliari andranno al Tribunale del Riesame avverso il provvedimento restrittivo dove a vario titolo i reati contestati sono diversi: dall'associazione finalizzata alla truffa aggravata, alla falsità materiale commessa da pubblico ufficiale,  all'autoriciclaggio, alla contraffazione di pubblici sigilli, alla sostituzione di persona, fino all' esercizio abusivo dell'attività finanziaria, alla rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio. Le indagini sono state coordinate dai pm Claudio De Lazzaro, Valentina Giammaria e le richieste cautelari sono state firmate anche  dal Procuratore Giuseppe de Falco e dall'Aggiunto Carlo Lasperanza.