L'inchiesta è chiusa e ora si attende la richiesta eventuale di rinvio a giudizio e la decisione del Gup. Quello che emerge dall'ultima importante indagine sul narcotraffico e su alcune famiglie criminali calabresi coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma presso la Dda, Edoardo De Santis è uno spaccato criminale nuovo: le mani dei clan su Aprilia, notariamente un territorio tutto sommato "libero", su cui nessuno aveva mai messo le mani e ne pretendeva la gestione.  Spesso definito un porto franco, un luogo in cui i clan si incontravano e si mettevano d'accordo, anche perché al centro di una crocevia di interessi e di luoghi in cui, negli anni, erano stati mandati pezzi importanti di famiglie criminali. Oggi invece, è proprio coinvolgendo esponenti apriliani della criminalità che alcuni clan, colpiti duramente da alcune inchieste più recenti (la prima è quella denominata "Caracas, ma a seguire anche "Appia Due" e "Mithos"), si sono rimessi in sesto e hanno ripreso il traffico e lo spaccio di droga che prima era appannaggio delle famiglie Romagnoli e Gallace. Parliamo di fatti risalenti a otto anni fa.

Per il Pm al vertice di questo nuovo e variegato sodalizio c'è Francesco Taverniti, 46 anni e originario di Catanzaro, detto "u gendarme". che probabilmente già collaborava con Bruno Gallace prima del suo arresto e a cui sembra rendesse conto anche in seguito. Con lui Angelo Gallace, 54 anni originario di Guardavalle e detto "Titì", e Paolo Riitano, 44 anni di Anzio, detto "Paoletto". Tutti residenti tra Anzio e Nettuno. Sono loro che decidono di avvalersi della collaborazione di alcuni soggetti di Aprilia che sembra facessero riferimento al Riitano. Primo tra tutti Antonio Greco e la moglie Roberta Furina (lui di Aprilia, lei originaria di Albano Laziale a cui erano demandati la divisione e il confezionamento della droga che poi era smistata al livello inferiore). Ma da Aprilia arrivano anche Ciro Scognamiglio, sua moglie Violeta Monia Elena Geana e il fratello di quest'ultima, Viorel Traian Robert Geana (per il pm la manovalanza che spacciava al dettagio con Ikram Ed Drissi). Al di sotto di questi, appaiono due fratelli, sempre di Aprilia, Raffaele Paduano Natalizia di Avellino e Salvatore Paduano Natalizia di Torre del Greco, ma entrambi oramai stabilitisi ad Aprilia. E' a loro che viene consegnata la droga da Scognamiglio e gli altri due, proprio come in una organizzazione piramidale. E parallelamente, proprio Scognamiglio con il cognato Viorel, sono indagati per una serie di altre attività legate alla droga che li avrebbero portati essere parte dell'organizzazione criminale dedita al narcotraffico e in particolare per alcuni "trasporti" in Puglia. Si parla, naturalmente, di cocaina in particolare. 

GLI INDAGATI 

Alessandro Ceci, 37 anni, di Roma; Cosimo Damiano Cianciulli, 29 anni, di Nettuno; Fabrizio Colozzi, 48 anni, di Nettuno; Alessandro Del Vescovo, 38 anni, di Roma; Ikram Ed Drissi, 28 anni, di Anzio; Roberta Furina, 35 anni, di Anzio; Angelo Gallace, 54 anni, di Anzio; Robert Geana Viorel Traian, 41 di Aprilia; Violeta Monia Elena Geana, 42 anni di Aprilia; Valerio Genova, 30 anni, di Roma; Annalisa Greco, 43 anni, Anzio; Antonio Greco, 39 anni, di Anzio; Vincenzo Italiano, 49 anni di Anzio; Leando Lauri, 52 anni, Nettuno; Mauro Mantini, 60 anni, Roma; Attilio Marchi, 53 anni, Roma; Dario Menghini, 34 anni, di Anzio; Raffaele Natalizio Paduano, 62 anni, Aprilia; Salvatore Natalizio Paduano, 52 anni, Aprilia; Remo Ottaviani, 49 anni, Roma; Loredana Pandimiglio, 61 anni, Roma; Agazio Riitano, 34 anni, Nettuno; Paolo Riitano, 44 anni, di Anzio; Alessandro Romagnoli, 40 anni Roma; Tiziano Romagnoli 31 anni, Roma; Ciro Scognamiglio, 55 anni, Aprilia; Alessandra Sperati, 32 anni, Roma; Francesco Taverniti, 46 anni, Nettuno e Cosimo Tedesco, 37 anni, di Anzio. A loro si aggiungono da indagati Massimo Cogotti, Paolo Bacchiani, Giovanni Cassano, Dinu Cristina Violeta.