Autorizzare la caratterizzazione del sito inquinato da ignoti in via Savuto e lasciare che a occuparsene fosse la stessa società che nel 2016 agognava di trasformare il terreno in una discarica per i residui del trattamento dell'indifferenziato, ha semplificato il lavoro di chi sperava di scavare una breccia nelle già deboli mura difensive del Comune di Aprilia. Lo ha rimarcato senza troppi giri di parole durante la commissione ambiente di giovedì scorso l'assessore Monica Laurenzi – in carica solo da fine luglio di quest'anno – che ha definito "un errore" aver dato l'ok in conferenza dei servizi al piano di caratterizzazione proposto dalla Paguro srl. Una società che nella lettera trasmessa all'ente il 17 giugno 2019, proponendosi di effettuare a sue spese carotaggi e analisi del terreno preliminari alla bonifica, non nascondeva di essere disposta "qualora l'eventuale bonifica del sito determinasse, oltre alla riqualificazione, la produzione dei rifiuti da gestire, Paguro srl, a ulteriore supporto della comunità locale, è disponibile ad accogliere tali rifiuti in una discarica controllata che potrebbe sorgere nelle aree di proprietà" – passaggio sottolineato nella commissione di un anno fa dai consiglieri Roberto Boi, Mauro Fioratti Spallacci e Omar Ruberti, che evidentemente in quelle parole già intravedevano il pericolo che poi si è concretizzato. Una lettera, quella di Fabio Altissimi, pervenuta per ironia della sorte, proprio mentre il Comune di Aprilia stava cercando con la Regione Lazio il sistema per portare a bonifica tutti e quattro i siti inquinati ad altissima priorità presenti sul territorio da oltre 30 anni, come confermano dichiarazioni rese dal sindaco proprio a giugno 2019 e risorse erano state stanziate anche per la caratterizzazione del sito di via Savuto.

Ma se l'assessore Laurenzi è convinta che prevenire avrebbe forse spento sul nascere una minaccia prima sospettata e oggi palese, non è dello stesso avviso il sindaco Antonio Terra, secondo il quale la politica allora non aveva armi, perché mancavano motivi tecnici per bloccare quell'iter. "Oltre a dichiarare che autorizzare la caratterizzazione è stato un errore – commenta il primo cittadino – l'assessore Laurenzi dovrebbe anche spiegarci in che modo sarebbe stato possibile non autorizzare quella procedura, quali atti diversi sarebbe stato possibile mettere in campo. La commissione venne convocata per volontà del presidente e di Michela Biolcati Rinaldi (che era assessore della lista della Laurenzi) nonostante in genere le richieste di caratterizzazione da parte dei privati pervengono quotidianamente ed è prassi autorizzare. In quel caso, la commissione – alla quale non ero presente – si è liberamente espressa, ma poi è stato il dirigente con atto monocratico ad autorizzare la caratterizzazione dopo la conferenza dei servizi, perché non c'erano motivi tecnici per non dare il via libera ad un privato che chiedeva di poter effettuare analisi per sapere cosa c'era nel terreno che aveva acquistato. Si discuteva di questo, non di bonifica e di discariche. In alcune circostanze poi, quando si va nel tecnico, la politica non basta: non siamo più nella prima Repubblica, quando i dirigenti firmavano atti seguendo la volontà politica, perché poi la responsabilità è in capo al dirigente". Quella dipinta dal sindaco insomma pare una commissione (e una politica) con le armi spuntate, che può discutere ma non incidere sulle decisioni ultime di un dirigente che, diffidato ad esprimersi, ha avuto fretta di convocare una nuova conferenza dei servizi mentre la prima, impugnata da Italia Nostra, era in attesa di una pronuncia del Tar.