Tutte confermate le misure cautelari restrittive degli indagati di «Scarabeo» impugnate, con l'unica eccezione di Serena Capponi. In quest'ultimo caso il Tribunale, in accoglimento dell'istanza dell'avvocato Giancarlo Vitelli, ha riformato il provvedimento del gip e accordato l'obbligo di firma mentre resta la misura degli arresti domiciliari per il marito, l'ex poliziotto Nicola Natalizi. E restano per ora in carcere anche il dipendente della Procura Francesco Santangelo, Marco Capoccetta, Sergio Di Barbora, Giorgio Vidali, Giuseppe Cotugno. Per l'altro indagato finito in carcere, ossia Marco Scarselletti, difeso dall'avvocato Italo Montini, si dovrà attendere l'udienza del 24 novembre.

Per coloro che si sono visti negare la scarcerazione le rispettive posizioni erano state discusse il 12 novembre davanti al Riesame e la Procura, rappresentata dal sostituto procuratore Claudio De Lazzaro, aveva insistito per la conferma della custodia cautelare, mentre il collegio di difesa, composto dagli avvocati Zeppieri, Marino, Filardi, Testa, Montini, aveva chiesto la revoca o, in alternativa, misure attenuate. L'esito del ricorso rafforza l'impianto accusatorio che ruota attorno a contestazioni molto gravi. Questa inchiesta nasce dopo la scoperta di una fuga di notizie relativa agli interventi nella zona del Colosseo, dove dovevano avvenire operazioni di sgombero di alloggi occupati abusivamente. Dai risvolti investigativi è emerso che alcuni condomini sapevano in anticipo quali sarebbero state le mosse delle forze dell'ordine. La seconda tranche dell'inchiesta riguarda i prestiti: alcuni indagati, a diverso titolo e con ruoli differenti, individuavano persone alle quali era negato l'accesso al credito finanziario e offrivano consulenze che in realtà prevedevano anche la falsificazione dei documenti allo scopo di «forzare» il prestito. Di qui l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, contraffazione di pubblici sigilli, sostituzione di persona, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio. Nel corso degli interrogatori seguiti all'arresto è stato praticamente impossibile ottenere maggiori informazioni o una diversa ricostruzione dei fatti ed è possibile che ciò abbia inciso in qualche modo sulla decisione finale del Tribunale del Riesame.