Non era presente fisicamente, ma con il cuore e con la testa era lì, su quelle scale insieme alle altre mamme divenute esempi di forza e resistenza alla violenza contro le donne. Tra le diecimila persone connesse alla diretta streaming c'era anche lei, Antonietta Gargiulo, mamma delle sorelline Alessia e Martina Capasso.

L'evento organizzato presso la Scalinata degli angeli, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, ha visto momenti di forte commozione e riflessione, come la lettera di Antonietta, di cui riportiamo alcuni stralci: «L'ultimo 25 novembre a Cisterna l'ho passato con le mie bambine, tre anni fa. Le ricordo in piazza, con le spillette coi fiocchi rossi, simbolo di questa lotta contro la violenza sulle donne, una meraviglia nel dramma che stavamo vivendo». Antonietta poi non dimentica l'affetto di Cisterna e dei cisternesi: «Il mio cuore è a Cisterna per le cose belle che ho vissuto, per gli amici veri che ci sono ancora vicini, per i colleghi, per la parrocchia, per la danza, la scuola e tutti quegli ambienti in cui siamo state accolte e amate. Come non pensare a Don Livio».

Un pensiero al parroco di San Valentino, come del resto a tutte le persone che subiscono violenze: «Ancora troppi casi di violenza e femminicidi. In questi anni ho conosciuto molte donne che vivono quello che ho vissuto io, il dramma della separazione da un uomo violento». Antonietta nella lettera senza paura "si mette a nudo" e racconta la sua esperienza dopo quel maledetto giorno: «Quando mi riconoscono, mi avvicinano con timore, per paura di ferirmi, per non riaprire una ferita, con rispetto, cercando anche solo un abbraccio, una parola di speranza. Una donna mi ha detto: Antonietta l'ho denunciato, ma ho ancora più paura. Sola con due bambini, dell'età di Alessia e Martina, lui libero, loro in gabbia, hanno paura di uscire. Come darle torto. Una denuncia o un'ordinanza non ti protegge da chi ti vuole uccidere. Abbiamo bisogno di programmi di protezione e legislativamente sistemi più efficaci. Solo chi vive determinate situazioni può capire; da tutto questo, però, prendo forza per trovare un senso per cui vale la pena lottare tutti i giorni. Nessuno ci ridarà niente, ma possiamo fare qualcosa di concreto per chi è ancora qua; salvare anche solo una vita, non sarà vano, la nostra vita sarà spesa bene».

Antonietta continua la lettera citando l'enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco, prima di chiudere con un saluto alla comunità di Cisterna: «Il mio abbraccio a tutti voi, perché non ho dimenticato nessuno. Ho tanti progetti, e un vuoto d'amore che sarà impossibile riempire, ma Alessia e Martina restano il mio punto di forza, guardo a loro quando sono triste, alla loro bellezza d'animo, alla loro vitalità, nonostante questo buio loro continuano a portare colore alla mia esistenza, mi guidano e mi sostengono. Dio mi ha fatto un grande dono nella vita, la loro presenza. Oggi sono le figlie e le sorelle di tutti e io così mi sento meno sola».