Novembre è finito in archivio con oltre 6.000 casi positivi provinciali, per la precisione 6.017, e quasi 100 morti, per l'esattezza 97. Il conteggio si è arricchito ieri con 206 nuovi contagi e altri 6 decessi: due pazienti residenti a Latina, uno ad Aprilia, uno a Sermoneta, uno a Minturno e un paziente residente fuori provincia e per questo non inserito nell'elenco della Asl di Latina che, nel consueto report quotidiano della pandemia, scrive 5 vittime.

Sta di fatto che il mese più buio dell'intera emergenza sanitaria ha fatto impallidire anche un ottobre non proprio allegro alla luce dei suoi 2.423 contagi complessivi. E adesso non ci resta altro da fare se non sperare in una netta inversione di tendenza in questo dicembre che si apre con un quadro generale che vede 9.664 casi; il 168,00 di prevalenza (il numero di persone risultate positive per 10.000 abitanti); 2.500 guariti; 150 deceduti; 7.014 positivi di cui 6.864 trattati a domicilio. Sono dunque 150 i pontini che risultano ricoverati per Covid, la gran parte all'ospedale Goretti di Latina. Proprio al Goretti, dove ieri sono stati almeno 15 i nuovi pazienti presi in carico dal Pronto soccorso, si trova allettato da sabato, come noto, anche il sindaco del capoluogo Damiano Coletta per una polmonite.
Sul fronte dei Comuni (vedi infografica in pagina), spiccano i 58 casi di Latina, i 31 di Terracina, i 19 di Sezze e i 18 di Aprilia. Stiamo parlando di città monitorate con molta attenzione dalla Asl pontina.

Operatori sanitari, la fotografia
«La condizione dei medici e infermieri italiani scattata dal report della Fondazione studi consulenti del lavoro evidenzia in modo perentorio le fragilità del Sistema sanitario alle prese con l'emergenza da Covid-19». Sono le parole di Giuseppe Simeone, capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale del Lazio e presidente della commissione Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare, che spiega come sia inquietante il resoconto diffuso in queste ore. «Dimostra come la situazione sia diventata drammaticamente insostenibile per non dire esplosiva - sottolinea Simeone -. La carenza di infermieri e medici negli ospedali italiani è strutturale, certamente frutto di anni di tagli alla sanità. Erano troppo pochi già prima della crisi sanitaria, ma sia nella prima sia nella seconda ondata dell'epidemia non si è posto rimedio al problema. Una penuria di personale che fino ad oggi era stata coperta con il precariato, straordinari, turni massacranti, spostamenti "tappabuchi" da un reparto e da un ospedale all'altro. Adesso con l'emergenza Covid la situazione è diventata quasi ingovernabile. Sottolineo quindi la necessità e l'urgenza di venire incontro alle esigenze degli operatori sanitari, dai medici agli infermieri, passando per il personale ausiliario, migliorando da subito le loro condizioni di lavoro. Da tempo denuncio come in diverse realtà ospedaliere del Lazio, soprattutto per via della carenza di organico, vi siano medici e infermieri costretti ad eseguire turni massacranti e a rinunciare anche ai legittimi riposi e alle ferie. A loro tutti - conclude Simeone - va il mio ringraziamento e la mia ammirazione per i numerosi sacrifici che stanno compiendo per il bene del nostro Paese e della nostra sanità».