Come vengono raccolti nei diversi comuni i rifiuti indifferenziati prodotti nelle abitazioni dove si trovano persone contagiate dal Covid 19 o sottoposte a quarantena obbligatoria perché risultati positivi al virus? E come vengono trattati, e con quali procedimenti, dalle aziende autorizzate al ritiro di quella particolare tipologia di rifiuto? Sono le domande di fondo che si pone il Consigliere regionale e Presidente della Commissione regionale Sanità, Giuseppe Simeone, in una interrogazione presentata ieri e rivolta al Presidente della Giunta regionale e all'assessore competente.


A monte della questione c'è l'ordinanza presidenziale con cui, nel marzo scorso, il vice presidente della Regione Lazio Daniele Leodori aveva introdotto misure urgenti per la prevenzione e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid 19, con nuove disposizioni in materia di raccolta e gestione di rifiuti urbani; quella stessa ordinanza, imponeva da un lato ai comuni di garantire un servizio di raccolta dedicato per le abitazioni in cui sono presenti soggetti contagiati, e dall'altro imponeva che tali rifiuti venissero avviati a incenerimento, oppure, laddove questo non fosse possibile, conferiti in impianti di Tmb, purché capaci di garantire l'igienizzazione del rifiuto nel corso del trattamento biologico.


Ed ecco gli interrogativi posti dal Presidente della Commissione regionale Ambiente Pino Simeone: i Comuni hanno provveduto ad avviare un servizio di raccolta dedicata dei rifiuti prodotti nelle abitazioni che ospitano soggetti positivi al Covid? Quanti sono i quantitativi di rifiuti indifferenziati classificabili come provenienti da situazioni Covid effettivamente raccolti?

E le aziende autorizzate allo smaltimento di quel particolare tipo di rifiuto stanno effettivamente rispettando le prescrizioni imposte dall'ordinanza presidenziale del marzo scorso? Quesiti che inducono il consigliere regionale ad affrontare un ulteriore passaggio, particolarmente insidioso nella sua elementare proposizione: «E' ipotizzabile un nesso epidemiologico tra i numerosi casi di contagio registrati e in fase di registrazione, e la presenza sul territorio di impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti provenienti da abitazioni che ospitano persone affette da Covid 19?»


E' come domandarsi se le aziende incaricate di smaltire quei rifiuti stiano facendo un buon lavoro o meno, e se dietro eventuali approssimazioni o il mancato rispetto delle prescrizioni imposte per il trattamento non si celi il rischio fondato di agevolare la diffusione del contagio.


A riprova della fondatezza dei quesiti posti da Simeone, sta il fatto che proprio mentre il consigliere regionale si apprestava a presentare l'interrogazione, sia improvvisamente sorta una disputa accesa tra il sindaco di Aprilia Antonio Terra e l'imprenditore Fabio Altissimi, titolare di Rida Ambiente, una delle aziende abilitate al trattamento dei rifiuti provenienti da abitazioni che ospitano persone contagiate dal Covid. L'imprenditore chiede al sindaco perché mai i quantitativi di quel particolare rifiuto conferiti nella sua azienda siano gli stessi di alcuni mesi fa, quando l'epidemia era molto meno pressante sul territorio di Aprilia, e il sindaco dal canto suo invita Altissimi a fare bene il suo lavoro, replicando che il quantitativo di rifiuti cosiddetti Covid conferiti alla Rida nel mese di novembre è stato di 13.400 chilogrammi, contro i 3.820 chili di aprile e i 2.480 chilogrammi di maggio. Dunque, tra informazioni poco attendibili sbandierate a mo' di verità assolute e accuse di procurato allarme, non è escluso che la baruffa tra Terra e Altissimi possa imboccare la via di un tribunale.

E al titolare di Rida Ambiente che si domanda come mai la gente di Aprilia si stia contagiando sempre di più, si potrebbe rispondere col dubbio sollevato dal consigliere regionale Simeone circa l'eventuale nesso epidemiologico tra il numero dei contagi e la presenza di impianti di trattamento dei rifiuti Covid. Un bel dilemma.