A di stanza di due anni da quella maledetta notte e nel mezzo del processo per la morte di Desirèe Mariottini, uno dei quattro imputati ha deciso di cambiare la sua versione. Venerdì mattina presso l'aula bunker del carcere di Rebibbia, il 34enne ghanese Yusif Salia, difeso dall'avvocato Maria Antonietta Cestra, ha chiesto di essere nuovamente ascoltato. Davanti ai pubblici ministeri, legali delle parti civili e i giudici della terza corte d'assise, ha raccontato una versione ben diversa da quella fornita agli inquirenti nelle ore successive al suo arresto avvenuto nel foggiano alla fine del mese di ottobre del 2018.

Il cittadino africano, dopo essersi allontanato dalla Capitale subito dopo la morte della 16enne, era stato trovato in una baraccopoli di Borgo Mezzanone, presso un'abitazione di fortuna, dove la Polizia di Stato aveva scoperto anche un grosso quantitativo di sostanza di stupefacente. In quella circostanza, Salia aveva ammesso di conoscere Desirèe e di aver avuto con lei rapporti sessuali consenzienti, rapporti con quella che pensava fosse una ragazza maggiorenne. Ma durante l'ultima udienza, il 34enne ha negato ogni contatto fisico con la giovane di Cisterna, anzi secondo la nuova versione, sarebbe stata proprio Desirée a tentare un approccio con lui. Insomma il 34enne ha respinto ogni tipo di accusa - anche quella della cesione della droga - additando ad altre persone, quella sera presenti nel tugurio di via dei Lucani a San Lorenzo, la responsabilità della somministrazione della droga alla giovane di Cisterna.

Passato il weekend il processo riprenderà domani, lunedì 14 dicembre. Una giornata in cui l'accusa formulerà al collegio dei giudici le richieste di condanna per gli imputati, per poi passare la parola ai legali delle parti civili: Maria Belli per la mamma di Desirée e Maria Teresa Ciotti per i nonni materni della ragazza, mentre l'avvocato Oreste Palmieri per il padre Gianluca Zuncheddu e Claudia Sorrenti per la zia della vittima.