Il rapporto sentimentale con qualcuno legato ad un soggetto indicato dagli investigatori antimafia come un punto di collegamento con la politica da una parte e gli ambienti criminali calabresi, ma non solo, dall'altra, non basta certo a mettere una etichetta. Per questo gli investigatori dell'Arma di Aprilia stanno cercando di acquisire ulteriori elementi utili alle indagine dopo l'arresto del giovane apriliano Maurizio Salvo. Il giovane, che ha già qualche precedente alle spalle, è stato tratto in arresto dopo che si è disfatto di quasi 3 chili di droga lanciati dal finestrino della sua Jaguar. I carabinieri del Reparto territoriale di Aprilia, infatti, lo tenevano sotto controllo e lo stavano seguendo. Lo conoscono bene.

Il ragazzo a soli 25 anni ha già almeno una denuncia alle spalle, per aggressione e lesioni, ha scontato un periodo agli arresti domiciliari poi ha avuto l'obbligo di firma. Non risulta avere un lavoro fisso, ma era al volante di un'auto da decine e decine di migliaia di euro, aveva tre chili di droga, e girava con due manganelli retrattili. Non solo. Quando gli uomini agli ordini del tenente colonnello Riccardo Barbera lo hanno raggiunto - dopo aver recuperato il sacco di plastica nero dal bordo della strada - a Lavinio, dove vive con la compagna, hanno scoperto che accanto al letto, nel cassetto del comodino, il ragazzo dorme con una pistola a portata di mano. Si tratta di una figura di spicco della criminalità locale? Si tratta "solo" di un corriere? In attesa che un giudice lo ascolti, dopo l'arresto avvenuto l'altro giorno, sono questi due dei quesiti a cui i carabinieri di Aprilia devono cercare di rispondere.

Di certo il giovane apriliano era tenuto sotto controllo, quindi sospetti sulla sua caratura è probabile che ve ne fossero da tempo. Poi c'è, perché lo sottolinea lo stesso Comando provinciale di Latina affidato al colonnello Lorenzo D'Aloia, quel rapporto che lo vuole vicino ad un soggetto finito anche nelle relazioni dell'Antimafia come un collegamento tra criminalità e rappresentanti politici di Anzio, quel Giacomo Madaffare che avrebbe, per sua stessa ammissione, prestato soldi ad assessore e consigliere comunale - di centrodestra - e la cui attività commerciale alcuni esponenti della malavita considerano il luogo di incontro dei vertici di alcuni clan, i Gallace in particolare. Le indagini quindi sono tutt'altro che chiuse.