Diciannove società fuse insieme, una, quella che le ha inglobate, portata in Italia tramite l'azienda finita nel mirino dei militari della Guardia di Finanza di Velletri e di Roma che, prorprio ieri mattina, hanno eseguito ordinanze di custodia firmate dal Gip a carico del patron delle note aziende Semeraro e Ovvio (e di un suo collaboratore). Giovanni Semeraro, dopo l'arresto e dopo le perquisizioni è stato posto agli arresti domiciliari bancarotta fraudolenta e reati tributari. Il patron delle note catene di mobili e arredi, è accusato di una serie di comportamenti illeciti che alla fine hanno lasciato i creditori delle decine di società coinvolte, composti da dipendenti, fornitori, istituti di credito, Erario e Inps, con un buco di oltre 52 milioni di euro.
Per questo nelle scorse ore i militari hanno posto sotto sequestro preventivo beni per un valore di circa 15 milioni di euro.

Il provvedimento - rendono noto gli inquirenti - trae origine dalle indagini nei confronti delle numerose società del gruppo riconducibile all'imprenditore condotte, su delega della Procura della Repubblica di Velletri, in sinergia dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma e dalla Compagnia di Velletri. Al centro di questa inchiesta, come detto, la G.S.H. S.r.l. di Ariccia, con cui - spiega la Guardia di Finanza - nel giro di appena due anni, il dominus del gruppo ha portato in Italia la sede di un'impresa lussemburghese, nella quale sono state fuse per incorporazione 19 aziende, per poi essere dichiarata fallita, dopo il cambio di alcune denominazioni, nel 2016.

Per gli inquirenti nella Gsh sono finite tutte società in sofferenza, non più profittevoli, a loro volta caricate dei debiti delle altre società rimaste all'esterno del perimetro della fusione. Il progetto era quello di destinarla al fallimento in quanto priva delle minime risorse necessarie ad operare nel mercato. A tal fine gli investigatori hanno accertato che poco prima della dichiarazione del dissesto, sarebbero stati distratti i residui elementi attivi in favore di altri soggetti giuridici solo apparentemente di terzi, ma gestiti, tramite fidati prestanome, sempre dallo stesso imprenditore.

Un esercito di creditori che vanno dal Fisco all'Inps, dai dipendenti agli istituti di credito ai fornitori delle varie ditte, lasciati senza nulla da poter vantare. Ma non solo. Sì perché secondo quanto riferisce il Comando provinciale della Finanza, in seguito, l'imprenditore avrebbe continuato a operare omettendo i versamenti di imposte e ritenute per altri 7 milioni di euro.
Continua quindi, senza sosta, l'impegno e l'attività della Guardia di Finanza per tutelare la collettività dal grave danno arrecato al sistema economico da soggetti che operano sul mercato in modo spregiudicato, falsando la leale concorrenza e danneggiando gli altri operatori.