Avevano un appartamento a disposizione che usavano solo ed esclusivamente per spacciare. Cocaina e hascisc in particolare. Ma l'attività illecita era tenuta sotto controllo dai carabinieri del Reparto territoriale di Aprilia. Gli uomini agli ordini del tenente colonnello Riccardo Barbera lo scorso febbraio, stavano osservando i movimenti dei tre presunti pusher.

Tre cittadini del posto incensurati, Benito I., Manuele C. entrambi 40enni, e il 29enne Alessandro V. si ritrovavano in quell'abitazione in via Enrico Fermi, quindi in una zona centrale della città, da cui, a più riprese, uno di loro scendeva in strada, si incontrava con qualcuno per pochi istanti e vi faceva ritorno. E gli "avventori" erano consumatori abituali, e noti, di sostanze stupefacenti. Probabilmente i carabinieri qualcuno di questi clienti lo ha anche fermato. Così il 20 febbraio, è scattata l'operazione che ha portato a fermare uno dei tre mentre era all'esterno dell'appartamento. A quel punto è scattata la perquisizione. All'interno dell'immobile non c'erano molti mobili, non era una casa "vissuta".

C'era però, tutto l'occorrente per la gestione di un'attività di spaccio. C'era innanzitutto, la droga: poco più di 45 grammi di cocaina divisi in oltre 70 involucri, e c'erano circa 16 grammi di hascisc. Ma non è tutto. I militari dell'Arma oltre a materiale che serviva al confezionamento della droga, hanno trovato un elemento di prova che ha di fatto inchiodato i tre arrestati: un quaderno con la "contabilità" dell'attività. L'arresto in flagranza e forse proprio quel ritrovamento ha spinto i tre a chiedere un processo con rito alternativo, abbreviato, che garantisce, in caso di condanna, lo "sconto" di un terzo della pena.

Tenendo conto di questo e anche del fatto che i tre risultano incensurati, il Pm in aula ieri (il dottor Bontempo) ha chiesto una pena a 2 anni e 8 mesi ciascuno. La difesa invece, sostenuta dagli avvocati Alessandro Farau, Fabio Federici e Gaetano Marino, ha invocato il riconoscimento del "comma quinto", la tenuità del fatto, in pratica sebbene l'attività procedesse con una certa "organizzazione" i comportamenti e le modalità, non rappresentano un fatto grave. Tesi sposata dal giudice per l'udienza preliminare Cario che al termine dell'udienza ha deciso di condannare i tre a un anno e sei mesi e ha sospeso la pena lasciando senza alcun obbligo - fino ad un eventuale secondo reato - i tre imputati.