Si sono svolti ieri mattina gli interrogatori di garanzia alle tre persone arrestate nell'ambito dell'operazione "Ade" della Guardia di Finanza, per presunti maltrattamenti ai danni di circa 20 anziani ospiti nella casa di riposo Villa Serena. I due principali indagati, Raffaele Monacelli e Narcisa Ursache, rispettivamente di 63 e 49 anni, sono attualmente ristretti in carcere. Rappresentati dall'avvocato Giuseppe Mosa, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Giuseppe Cario.

Sono accusati insieme alla terza indagata, la 52enne Camelia Luminita Safta, una dipendente della struttura che si trova ai domiciliari, di maltrattamenti in famiglia e violenza privata. Secondo le indagini coordinate dalla Procura di Latina con il procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e il sostituto Marco Giancristofaro, avrebbero sottoposto a vessazioni fisiche e psicologiche gli ospiti che avevano in cura.

L'avvocato Mosa ha chiesto al gip la sostituzione della misura cautelare del carcere con quella degli arresti domiciliari, ritenendo la prima sproporzionata. «Non è emersa dalle fonti di prova raccolte dall'accusa alcuna forma di violenza fisica a carico dei degenti» azzarda il legale, che rimanda al dibattimento la questione di merito, verso cui, dice, riserva piena fiducia per chiarire la posizione dei suoi indagati. Ma chiede una misura meno afflittiva. «La struttura è stata chiusa e sottoposta a sequestro, come farebbero gli indagati a reiterare la presunta condotta criminosa se sottoposti agli arresti domiciliari?». Il gip Cario si è riservato, entro cinque giorni, previa acquisizione del parere del pm, firmerà una nuova ordinanza con la decisione.