Le restrizioni anti contagio e le buone pratiche igieniche sdoganate per fermare l'avanzata del virus, non hanno fatto altro che agevolare l'autore dell'omicidio di Fabrizio Moretto detto Pipistrello, il cinquantenne di Bella Farnia freddato con un colpo di pistola la sera di lunedì scorso 21 dicembre, praticamente davanti casa mentre rientrava in motorino.

Oltre alla possibilità di circolare con la mascherina, quindi senza ricorrere all'utilizzo di passamontagna per travisare il volto, col rischio però di dare nell'occhio, il killer ha potuto contare su un prezioso alleato, che trova un facile riscontro nei toni degli interrogatori delle prime ore, specie quelli riservati ai sospettati che si sono sottoposti all'esame stub utili per verificare la presenza di polvere da sparo. Ci riferiamo all'eventualità che i soggetti portati in caserma quella sera per le analisi, abbiano ammesso o meno di essersi lavati accuratamente prima dell'arrivo dei Carabinieri: a giustificarli, del resto, è la prassi dettata dalle norme anti contagio.

Gli esiti degli esami stub rappresentano il fulcro attorno al quale ruota il proseguo dell'indagine. Prima di tutto per capire se i sospetti degli investigatori siano fondati, ma soprattutto per verificare la fondatezza della pista imboccata. In questo caso l'ipotesi della vendetta, consumata per pareggiare il conto rimasto in sospeso con la morte di Erik D'Arienzo, il ventottenne trovato in fin di vita sulla Pontina, a fine agosto, in circostanze mai del tutto chiarite, proprio mentre si trovava con Fabrizio Moretto, che per quel delitto era uno dei principali indagati.

Fatto sta che per ottenere una risposta da quei test, i tempi di attesa non sono proprio brevi e nel frattempo le indagini proseguono in un contesto che l'autore dell'agguato ha pianificato a proprio vantaggio, in un momento storico particolare, ma anche e soprattutto in una zona che ben si presta, col calare del buio, per portare a termine azioni indisturbate.