Sono quattro le persone iscritte nel registro degli indagati nell'ambito dell'indagine avviata dalla Procura col sequestro dell'area dell'ex Pro Infantia a Terracina. Si tratta del progettista e direttore dei lavori, dell'amministratore unico della società che è proprietaria dell'area e ha presentato il progetto, e di due dipendenti comunali, il dirigente del Dipartimento di Urbanistica e del Responsabile del procedimento.  

La contestazione che la Procura muove è la lottizzazione abusiva. Sull'area, interessata da un progetto residenziale presentato nel 2018 dalla Fondazione Società Romana Pro Infantia al quale a ottobre è subentrata la società "Residenze Circe srl", sono previsti, attraverso un piano di demolizione e ricostruzione presentato ai sensi della legge regionale sulla rigenerazione urbana, due palazzi di cinque piani con piscina e campi da padel, ma secondo la magistratura il cambio di destinazione d'uso previsto dalla legge 7/2017 sarebbe divenuto inefficace con l'annullamento, anch'esso recente, del Ptpr del Lazio da parte della Corte Costituzionale, che sul caso si è pronunciata nel mese di novembre.

Il Comune, dunque, sempre secondo chi indaga, non avrebbe potuto autorizzare altro che interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria o di tipo conservativo, non essendo efficace la legge sulla rigenerazione urbana e vigendo, invece, le norme di salvaguardia previste da una legge regionale del 1998.

Il 31 dicembre scorso i militari della Guardia costiera hanno apposto i sigilli su disposizione del procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e il sostituto procuratore Giuseppe Miliano. Un provvedimento d'urgenza adottato per evitare che i lavori, in procinto di iniziare, potessero compromettere lo stato dei luoghi su cui sorge, secondo chi indaga, un fabbricato su cui è ancora da accertare anche un possibile vincolo monumentale. Se così non dovesse essere, è perché l'immobile, abbattuto dalle bombe durante la seconda guerra mondiale, è stato ricostruito negli anni Cinquanta. A rafforzare questa ipotesi, c'è il parere della Soprintendenza. 

Il progetto di un complesso residenziale risale infatti al 2018. A presentarlo, la Fondazione Onlus Società Romana Pro Infantia, ai sensi della legge 7/2017. A novembre del 2020, arriva dagli uffici comunali l'autorizzazione paesaggistica, rilasciata "con prescrizioni" sentito, appunto, il parere vincolante della Soprintendenza. Il 17 dicembre scorso, un atto della giunta, contestato da partiti e associazioni, accoglie l'istanza di monetizzare le aree a standard, ovvero quasi 3 mila metri quadrati di verde pubblico. La società paga 148 mila euro. Il 21 dicembre, la Capitaneria di Porto di Gaeta conferma l'autorizzazione ai sensi dell'art. 55 del Codice della Navigazione rilasciata già a settembre. Così, dopo aver ottenuto tutti i documenti, il dipartimento rilascia il permesso di costruire. 

Il 29 dicembre sarebbero dovuti partire i lavori, il 31 è arrivato il provvedimento della magistratura.