I primi dieci giorni di indagini sull'omicidio di Fabrizio Moretto hanno alimentato i sospetti dei Carabinieri, sempre più orientati verso la pista della vendetta per la morte di Erik D'Arienzo, vittima quest'ultimo di un pestaggio consumato a fine agosto in circostanze ancora poco chiare mentre si trovava in compagna dello stesso cinquantenne freddato con un colpo di pistola, davanti casa, tre giorni prima di Natale. Orientati con convinzione, sempre maggiore, verso l'ipotesi del regolamento di conti, l'ultimo dell'anno i militari del Nucleo Investigativo si sono presentati a casa della famiglia D'Arienzo per una perquisizione conclusa col sequestro di oggetti che potremmo definire cruciali per il proseguo degli accertamenti.

Una prima ispezione, nell'abitazione dei familiari di Erik D'Arienzo, era scattata giusto dieci giorni prima, la sera stessa dell'omicidio di Fabrizio Moretto detto Pipistrello. In quel caso gli investigatori non avevano trovato nulla che meritasse di essere sequestrato, ma nel corso della notte erano stati sottoposti all'esame stub, il tampone utile a verificare la presenza di polvere da sparo sulle mani, proprio un parente del ventottenne ucciso quattro mesi prima e altri soggetti legati allo stesso ambiente criminale di suo padre.

Autorizzati dai sostituti procuratore Martina Taglione e Claudio De Lazzaro titolari dell'inchiesta sull'omicidio di Moretto, gli investigatori dei Carabinieri sono tornati due giorni fa a casa di D'Arienzo principalmente per sequestrare i telefoni cellulari con l'obiettivo di analizzare i contenuti multimediali e in particolare le chat, conversazioni che non sono visibili, agli investigatori, con le normali tecniche di intercettazione. In realtà gli smartphone sono stati restituiti in giornata, una volta che il consulente tecnico ha effettuato una copia forense dei loro contenuti.

Ma prima di lasciare l'abitazione, che si trova in un comprensorio edilizio di Bella Farnia, a una manciata di chilometri da strada della Tartaruga dove si è consumato l'agguato a colpi di pistola di lunedì 21 dicembre, gli investigatori del maggiore Antonio De Lise hanno sequestrato anche un paio di scarpe da uomo, molto probabilmente con l'obiettivo di analizzarle e magari compararle con le tracce trovate sulla scena del crimine.

Non conosciamo ulteriori dettagli sui riscontri tecnici che stanno portando i Carabinieri a definire la ricostruzione dell'agguato mortale della settimana scorsa, ma è sempre più chiaro che il killer, approfittando del bio, quella sera avesse aspettato Fabrizio Moretto nei pressi della sua abitazione e lo abbia poi sorpreso mentre rallentava, col motorino, per imboccare il ponticello dell'accesso privato. All'omicida è bastato un colpo di pistola per freddare il cinquantenne, colpito frontalmente con un proiettile calibro 7,65 che gli ha attraversato il torace, in maniera trasversale, ferendo anche il cuore.

Quello che è successo dopo, ovvero come l'autore dell'agguato sia riuscito a dileguarsi, resta ancora da chiarire. Ma ha avuto il tempo necessario di sparire perché nessuno lo ha visto né sentito e il cadavere di "Pipistrello" non è stato notato subito. Oltretutto in un primo momento si era creduto che fosse caduto a causa di un incidente stradale.