A distanza di ventiquattro ore dal suo arresto per evasione dai domiciliari, è finito nei guai una seconda volta A.M. di 37 anni, lo spacciatore di nazionalità algerina sottoposto alla custodia cautelare per l'operazione della Questura scattata in seguito al servizio di Striscia la Notizia nel quartiere popolare Nicolosi a fine ottobre.

Nei giorni scorsi l'uomo era stato arrestato da una pattuglia dei Carabinieri che lo avevano sorpreso fuori casa, ma in attesa del processo per direttissima era potuto tornare ai domiciliari. Peccato che l'indomani, mercoledì mattina, non si era fatto trovare dai militari che erano andati a prelevarlo dalla sua dimora, in viale Pierluigi Nervi, per accompagnarlo in Tribunale. Era scattata così la caccia all'uomo, terminata nel pomeriggio, quando erano stati i poliziotti della Squadra Volante a rintracciarlo e arrestarlo di nuovo per evasione.

Nel secondo caso, valutata l'inefficacia della precedente misura cautelare, d'accordo con l'autorità inquirente, gli agenti del commissario Giovanni Scifoni hanno ristretto l'indagato nelle camere di sicurezza della Questura, in attesa della nuova direttissima fissata per l'ultimo dell'anno. E finalmente giovedì il pusher algerino è potuto comparire davanti al giudice monocratico Laura Morselli che ha convalidato l'arresto e, concedendo i termini a difesa, ha rinviato l'udienza rimettendo in libertà il 37enne indagato.

Anche se in realtà lo straniero non è potuto tornare a piede libero, perché alla luce della reiterata evasione il giorno stesso dell'udienza prevista per il primo arresto, i Carabinieri della Compagnia di Latina avevano chiesto e ottenuto per lui l'aggravamento della misura restrittiva. Tant'è vero che giovedì, una volta terminata la direttisssima, A.M. è stato preso in carico dai militari che lo hanno associato presso il carcere.

Dopo tutto, a margine del servizio di Vittorio Brumotti, inviato di Striscia la Notizia per documentare la piazza di spaccio del Nicolosi, seguito dal blitz della Questura, l'algerino e altri due nordafricani erano finiti dietro le sbarre, salvo ottenere successivamente la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.