Disponendo una nuova perquisizione in casa della famiglia D'Arienzo per il sequestro dei telefoni cellulari l'ultimo dell'anno, gli inquirenti hanno dovuto svelare le carte in tavola: se inizialmente l'inchiesta sulla morte di Fabrizio Moretto era stata iscritta a carico di ignoti, ora ci sono tre indagati per l'omicidio del cinquantenne freddato con un colpo di pistola la sera di lunedì 21 dicembre. Ovvero i congiunti di Erik D'Arienzo, il ventottenne morto a fine agosto in circostanze mai chiarite mentre si trovava proprio in compagnia dell'amico "Pipistrello". La loro iscrizione sul registro degli indagati è un atto dovuto, conseguenza del sequestro dei telefoni, ma conferma una volta per tutte l'attenzione degli investigatori per il padre di Erik, Ermanno D'Arienzo detto Topolino, sospettato numero uno per l'agguato di strada della Tartaruga.
Ormai non era più un mistero da tempo, le indagini sono orientate verso l'ipotesi della vendetta, un regolamento di conti per il primo omicidio. Già la sera dell'esecuzione di Moretto, i Carabinieri erano andati in casa dei D'Arienzo e a margine di una perquisizione conclusa con esito negativo, avevano sottoposto il padre di Erik all'esame stub, il tampone che rivela la presenza di polvere da sparo sulle mani. Lo stesso test ripetuto anche ad alcuni soggetti di Latina considerati attigui allo stesso contesto criminale che "Topolino" aveva frequentato in passato.

In quel caso nessuno di loro era stato formalmente indagato, ma pur senza escludere le altre piste, i sospetti degli inquirenti hanno finito per consolidarsi in quella direzione, in assenza però di indizi chiari per sostenere quella che finora è solo un'ipotesi investigativa. A parte una serie di circostanze che consentono ai detective di "leggere" la tensione, del tutto comprensibile, che si viveva nei mesi scorsi tra le famiglie D'Arienzo e Moretto, rivelata non solo da una serie di commenti piccati sui social network come Facebook dopo la morte del 28enne, ma anche da alcuni scontri verbali riferiti da testimoni oculari. L'analisi di telefoni e conversazioni private, serve quindi a capire se oltre agli screzi ci sia stato realmente dell'altro.

Ad alimentare la sete di vendetta dei familiari di Erik D'Arienzo, sospettano gli inquirenti, sarebbe stato il convincimento che Fabrizio Moretto fosse responsabile, anche solo indirettamente, della morte del giovane amico. Una posizione, quella del cinquantenne, che lui stesso ha finito per aggravare tirando in ballo una ricostruzione che non solo era lontana dalla realtà, ma che ha finito per depistare le indagini sulla morte del suo amico, nel vano tentativo di alleggerire la propria posizione rispetto alla partecipazione nel pestaggio con un ruolo ancora tutto da chiarire.

A completare il quadro dei sospetti, gli inquirenti pongono anche lo spessore criminale di Ermanno D'Arienzo, che sì da una decina d'anni era estraneo alle cronache locali, ma ancora oggi viene accostato agli ambienti che contano della malavita, dopo essere stato sospettato di avere fatto parte di una banda di rapinatori molto capaci a cavallo tra gli anni Novanta e i primi del Duemila.