Il giudice del Tribunale di Latina ha disposto l'archiviazione per la morte di Emiliano Floris, deceduto in circostanze da chiarire secondo i familiari che avevano impugnato la richiesta presentata dalla Procura con l'opposizione all'archiviazione. Il magistrato Giuseppe Cario ha sciolto la riserva non ravvisando i margini per un supplemento investigativo o per una imputazione coatta.

I familiari di Floris, difesi dall'avvocato Francesco Di Ciollo, avevano sollevato una serie di interrogativi legati proprio a quello che era avvenuto nel giugno del 2018, quando il 43enne di Latina era morto al Goretti senza che i genitori e la sorella sapessero qualcosa, tra cui un aspetto molto rilevante: erano all'oscuro anche del ricovero.

Nell'inchiesta erano state analizzate le ultime ore di vita di Emiliano Floris, a partire da una data: il 21 maggio quando l'uomo saluta i familiari e i colleghi di lavoro. Se in un primo momento l'ipotesi presa in esame è quella di una partenza per andare in una comunità di recupero dove era stato qualche tempo prima, in realtà non è così. I genitori e la sorella scoprono che non è nel centro dove era andato in passato e lo cercano ovunque fino a quando dall'ospedale non arriva una telefonata drammatica che comunica la morte del 43enne.
I familiari hanno più volte sostenuto un elemento di primo piano: chi ha accompagnato Emiliano in ospedale dopo che aveva assunto sostanze stupefacenti?

E inoltre hanno sempre ribadito una convinzione: un pusher ha venduto una dose fatale di droga al figlio. Dalle conclusioni dell'elaborato peritale affidato al medico legale Alessia Urso è emerso che la causa del decesso era stata una miscela di alcol e cocaina.
I familiari insistono e puntano a Roma adesso alla Procura presso la Corte d'Appello per chiedere un supplemento di indagine.

Il pm Andrea D'Angeli che aveva ereditato il fascicolo da un collega, aveva sostenuto che dalle indagini condotte non sono emersi elementi per ravvisare fatti di rilievo penale e responsabilità a carico di terze persone relativi alla morte dell'uomo.
Secondo invece quanto sostengono i genitori, come riportato nell'opposizione all'archiviazione, le argomentazioni sono contrastanti con le risultanze investigative.

Nelle carte dell'inchiesta è finita anche la testimonianza di un uomo preso a sommarie informazioni che ha accompagnato Floris a Latina quando si era allontanato da casa, in una zona ben precisa. In quella deposizione c'è scritto che il 43enne è salito in un appartamento a Palazzo di Vetro e poi è sceso con due banconote da venti euro.

Agli atti dell'inchiesta sono finite anche le dichiarazioni di un operatore del Santa Maria Goretti che lavora nel reparto dove è stato ricoverato Floris e ha spiegato che quando ha visto che nessuno si preoccupava delle condizioni del paziente e che non aveva ricevuto visite, ha chiesto alla direzione sanitaria di rintracciare i familiari.

Di diverso avviso oltre che la Procura il gip che ha archiviato per mancanza di elementi solidi dal punto di vista investigativo.