Fabrizio Moretto aveva mentito sul ferimento dell'amico Erik D'Arienzo. Non è una congettura, a metterlo nero su bianco sono i magistrati che indagano sulla sua uccisione, sospettando che il suo atteggiamento abbia finito per alimentare la sete di vendetta dei familiari del ventottenne morto per le ferite di un pestaggio consumato in circostanze ancora da chiarire, una sera di fine agosto, mentre il ragazzo si trovava proprio in compagnia del cinquantenne freddato con un colpo di pistola tre giorni prima di Natale.
Tra gli atti prodotti in questi giorni dagli inquirenti, sulla base dell'attività finora svolta dagli investigatori dei Carabinieri, viene confermata quindi una circostanza che ad oggi poteva essere solo desunta. Ovvero che Fabrizio Moretto abbia sempre offerto una ricostruzione inverosimile della morte di Erik D'Arienzo, una posizione smentita dagli accertamenti medico legale svolti sulla salma. Sono proprio i magistrati a dirlo, visto che la perizia autoptica nel frattempo è stata depositata.

A questo punto è doveroso chiedersi per quale ragione Moretto fosse ancora a piede libero a quattro mesi dal misterioso ferimento dell'amico sulla statale Pontina. Vogliamo credere che il killer sia stato più veloce della giustizia. Fatto sta che Pipistrello si ostinava a portare avanti la tesi della caduta accidentale dell'amico, dal proprio scooter, in circostanze che potevamo definire poco credibili sin dalle prime battute dell'inchiesta sul ferimento di Erik D'Arienzo. Una "verità" inconsistente che oltre a costituire una falsa testimonianza, poteva essere valutata in maniera anche più grave, in bilico tra il favoreggiamento e il depistaggio.