Le motivazioni con cui i giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno mantenuto inalterato il quadro indiziario, rinforzano il teorema della Procura nell'inchiesta Scarabeo.
I magistrati romani hanno ricostruito l'inchiesta - nata da una fuga di notizie - e hanno spiegato che l'impianto accusatorio è coretto e coerente sulla scorta delle condotte che sono emerse nei confronti degli indagati sottoposti alla misura restrittiva e che sulla scorta degli indizi è stata confermata.

Secondo i magistrati romani che lo scorso novembre hanno discusso il ricorso, l'impianto accusatorio è molto solido e le esigenze cautelari devono restare inalterate. E' una prospettazione che ricalca - salvo la posizione di alcuni indagati - la struttura dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario che aveva emesso il provvedimento restrittivo richiesto dal Procuratore Giuseppe de Falco, dall'Aggiunto Carlo Lasperanza e dai pubblici ministeri Valentina Giammaria e Claudio De Lazzaro.

Una volta che sono state depositate le motivazioni, non è escluso che qualcuno degli indagati possa anche presentare ricorso davanti ai giudici della Corte di Cassazione. E'una valutazione che sta facendo ad esempio l'avvocato Gianfranco Testa che assiste Giuseppe Cotugno, dipendente di una banca online, finito nell'inchiesta e destinatario di un provvedimento in carcere.
I magistrati romani avevano confermato le misure cautelari nei confronti di Marco Scarselletti, Francesco Santangelo, dipendente della Procura, Marco Capoccetta, Sergio Di Barbora, Giorgio Vidali.

A vario titolo le accuse contestate sono anche quelle di associazione per delinquere nell'ambito dell'inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo dopo una fuga di notizie riguardo agli sgomberi di alcuni immobili in via Bruxelles a Latina: era emerso infatti che alcuni condomini fossero a conoscenza e in anticipo dell'attività delle forze dell'ordine.
Tra gli altri reati contestati anche la truffa aggravata, contraffazione di pubblici sigilli, sostituzione di persona, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio.

In sede di interrogatorio di garanzia, quasi tutti si erano avvalsi della facoltà di non rispondere tranne Cotugno e Capoccetta che avevano risposto fornendo una giustificazione sulle modalità con cui avvenivavano i prestiti. Erano stati tredici i provvedimenti restrittivi eseguiti lo scorso 30 ottobre e secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli indagati individuavano persone a cui era bocciata l'accessione al credito finanziario e offrivano consulenze.