L'accusa ha retto pienamente. L'impianto costruito dagli inquirenti dove è stata contestata anche l'aggravante mafiosa ha tenuto davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Roma che hanno sciolto la riserva in merito all'inchiesta Movida, condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Latina che ha portato a contestare le modalità mafiose ad alcuni componenti del clan Di Silvio, riconducibili a Giuseppe Romolo, condannato per l'omicidio di Fabio Buonamano nella guerra criminale del 2010. Proprio questo frammento di storia criminale della città, è riportato anche nell'ordinanza di custodia cautelare che era stata notificata un mese fa agli indagati. Il collegio composto dai giudici Filippo Steidl presidente, Annalisa Pacifici e Silvia Reitano si è pronunciato e ha sciolto la riserva dopo il ricorso discusso lo scorso 22 dicembre e ha confermato l'impianto accusatorio.

I giudici hanno valutato la posizione di Costantino Di Silvio, detto Costanzo, e poi Antonio Di Silvio detto Patatino, Ferdinando Di Silvio detto Pescio e Ferdinando Di Silvio detto Prosciutto. L'ordinanza è stata confermata in blocco salvo due casi. Per «Costanzo» i giudici hanno annullato l'ordinanza relativa ad un capo di imputazione in merito alle minacce al titolare di un locale di Latina. «Porto una tanica di benzina e do fuoco al locale e a tutti voi», aveva detto. L'accusa era quella di violenza privata. Per Costanzo i giudici hanno disposto la liberazione formale ma soltanto per questo capo. Nei suoi confronti sono contestati altri reati e altri episodi che sono rimasti integri.

Per Ferdinando Di Silvio, detto Pescio, è stata sostituita la misura cautelare con gli arresti domiciliari. Tra i reati contestati c'è l'estorsione con l'aggravante del metodo mafioso e secondo l'accusa era proprio questa la strada percorsa dal clan per imporsi con ancora maggior forza in città e allargare il raggio degli affari con la droga. Una circostanza emersa in particolare anche dalle deposizioni dei due nuovi collaboratori di giustizia.
I reati a vario titolo sono: rapina, estorsione aggravata dal metodo mafioso, violenza privata. Il giudice che ha firmato le ordinanze, ha messo in rilievo in particolare la potente forza dei Di Silvio e il potere di incutere timore. E' emerso anche il caso di una vittima che non voleva denunciare i fatti per paura di ritorsioni.