Le dichiarazioni del pentito siciliano Pietro Riggio vengono considerate dirompenti perché coinvolgono gli uomini dello Stato, dai servizi segreti ai politici, in una serie di fatti che finora solo i sospetti avevano legato a una regia occulta, posta al di sopra della mafia stessa. L'ex poliziotto della penitenziaria in rapporti con la criminalità organizzata sostiene di essere stato intimorito a Latina, la città dove ha vissuto sotto protezione per diversi anni quando era collaboratore di giustizia, ma prima che fornisse le nuove dichiarazioni. Avvertimenti sui quali aleggia l'ombra degli 007 italiani, come lascia chiaramente intendere lo stesso Riggio che, oltre alle allusioni, tira direttamente in ballo anche il generale Nicolò Pollari, ex numero uno del servizio segreto militare ai tempi del Sismi, il quale lo avrebbe cercato nello studio legale del suo avvocato latinense.

Pietro Riggio sarebbe stato intimorito poco prima di tornare in carcere, nella primavera del 2016, in merito al possibile coinvolgimento, con le sue dichiarazioni, di Antonello Montante, l'ex presidente di Confindustria Sicilia condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per la rete che aveva creato, col supporto di politici e agenti segreti, per raccogliere informazioni riservate su persone a lui vicine e pentiti, da "vendere" in cambio di favori.

Il primo episodio vissuto a Latina da Riggio, aveva riguardato la presenza di uno sconosciuto che lo aveva avvicinato per avvisarlo di lasciare stare Montante, lo stesso consiglio che gli aveva poi "suggerito" paventando il suo referente, l'ispettore capo Antonio D'Onofrio, l'allora responsabile della segreteria di sicurezza della Questura che proprio sul tetto degli uffici di Polizia si era tolto la vita due anni dopo. D'Onofrio l'avrebbe persino messo in guardia sui rischi che avrebbe corso.

E infine l'incontro con Pollari avvenuto nello studio legale Verdesca Zain, l'avvocato che aveva assistito Pietro Riggio in una causa civile vinta a Latina. Proprio mentre si trovava nello studio del professionista, nei pressi del Tribunale, Riggio dice di essersi trovato a tu per tu con Pollari. «Sono stato agganciato presso uno studio legale da un ex capo di un servizio centrale, personalmente lui dicendomi che Montante veniva attaccato ingiustamente, che era un paladino dell'antimafia e che noi pentiti, se avessimo avuto uno scatto di dignità, non lo dovevamo nominare». Sono le parole utilizzate dallo stesso Riggio in occasione dell'udienza di ottobre del processo d'Appello per la trattativa Stato-Mafia. Riggio che, a domanda del procuratore generale identifica il suo interlocutore nel generale Pollari.