Oggi pomeriggio in Procura sarà affidato l'incarico dal pm Giuseppe Bontempo per l'autopsia sul corpo di Antonio Dell'Omo il carabiniere di 39 anni che si è tolto la vita sparandosi un colpo dì pistola con l'arma di ordinanza a Foce Verde. Dopo che sarà eseguito l'esame, la salma sarà dissequestrata e sarà affidata ai familiari. La morte del maresciallo capo che prestava servizio a Roma, ha suscitato grandissimo cordoglio: l'uomo che era molto attivo anche nel mondo politico, nel 2017 si era candidato a sindaco a Labico in provincia di Roma ed era stato eletto consigliere comunale. Un anno e mezzo fa, nell'agosto del 2019, era stato minacciato pesantemente: aveva ricevuto infatti una busta con alcuni proiettili e aveva presentato una denuncia. Le successive indagini non avevano portato a identificare l'autore dell'intimidazione. Per dare una risposta al gesto estremo del carabiniere che non ha lasciato biglietto o altri messaggi, sono state raccolte le testimonianze di alcune persone che lo hanno visto poco prima che si sparasse mentre camminava avanti e indietro e poi un testimone lo ha notato al telefono e poco dopo si è sentito uno sparo.

E' questa la ricostruzione delle ultime ore di vita di Dell'Omo, una persona molto stimata tra i colleghi e che si era fatta ben volere ma che a quanto pare stava attraversando un momento difficile della sua vita, forse per una fragilità psicologica che con il passare del tempo è diventata sempre più pesante e lo ha schiacciato spingendolo ad un gesto estremo. Sembra essere questa la chiave di lettura della tragedia che si è consumata sabato pomeriggio poco prima delle 16 in via Valmontorio dove l'uomo era arrivato in auto. Quando è scattato l'allarme è intervenuto un elicottero del 118, polizia e carabinieri e il comandante provinciale Lorenzo D'Aloia. L'ipotesi è che l'uomo soffrisse probabilmente di un disagio maturato a quanto pare nell'ultimo periodo e al momento non sembrano esserci collegamenti tra la lettera di minacce e il suicidio.