Lo avevamo scritto: in mancanza di conferme ufficiali da parte dell'Azienda sanitaria locale di Latina, si può ancora pensare che i dati registrati nelle prime due domeniche di questo nuovo anno, in cui si sono palesati i due record assoluti provinciali dell'emergenza sanitaria - 374 casi positivi al SARS-CoV-2 il 3 gennaio e soprattutto i 382 del 10 gennaio -, siano comprensivi dei risultati dei tamponi effettuati comunque in precedenza e, forse per scelta, solo annunciati nel bollettino degli ultimi giorni della settimana piuttosto che nei report di quelli feriali. E questo alla luce dei continui "alti e bassi" che puntualmente seguono le stesse domeniche, compreso il lunedì appena trascorso in cui la Asl ha annunciato 119 nuovi contagi territoriali (lunedì 4 gennaio se ne contarono 125). Comunque sia, questa "seconda ondata" resta la fase più delicata della pandemia al di là dell'andamento altalenante della curva epidemiologica visto che siamo a quota 1.987 casi nel 2021 (e dunque a un passo dai duemila in undici giorni) e a 308 decessi complessivi dopo l'aggiunta di un'altra vittima nel conto: un paziente di 88 anni residente a Terracina. Sono invece 122 i pontini finiti nell'elenco Asl dei guariti nelle ultime 24 ore.

Un'altra conferma che la guerra non solo è ancora in corso ma che promette altre "battaglie sanguinose" arriva anche dall'ospedale Santa Maria Goretti di Latina dove non si fermano i ricoveri a causa del Covid-19. Al momento ci sono ben ottanta pazienti nei locali del Pronto soccorso della struttura sanitaria di via Antonio Canova che, andando avanti di questo passo, difficilmente riuscirà a reggere senza difficoltà all'urto delle prese in carico. Anche perché non va dimenticato, come testimoniato dagli stessi addetti ai lavori del presidio del capoluogo, che la gestione dei pazienti Covid resta comunque in mano a un numero di operatori sanitari sempre carente rispetto alle reali esigenze imposte da un'emergenza di questa portata. Basti pensare che un turno in uno dei reparti Covid viene coperto ancora oggi da sette, otto unità quando, per una gestione ottimale della situazione, ce ne vorrebbero almeno dieci.