Una lunga serie di negligenze e rimpalli tra uffici e settori slegati tra loro del Comune di Latina è alla base di uno degli ultimi scandali legato a quello che doveva essere il fiore all'occhiello della marina di Latina e che ne ha rappresentato, invece la pagina più brutta, il parco attrezzato Vasco Da Gama, l'esempio fulgido di come si possano vanificare i fondi europei lasciando in decadenza il destino di un'opera costata alle casse pubbliche 850mila euro. Una macchia che ha coinvolto diciotto tra dirigenti e amministratori chiamati a dedurre per accertamenti che attraversano tre gestioni, dall'ultima di Giovanni Di Giorgi (che verrà però sfiduciato prima del collaudo dell'opera) passando per quella commissariale di Barbato fino ad arrivare, dal 2016 ad oggi, ai quattro anni sotto il sindaco Coletta. L'ultimo atto è stato il rinvio a giudizio per danno erariale da parte della corte dei Conti del sindaco Damiano Coletta, del commissario prefettizio Giacomo Barbato, del direttore generale Rosa Iovinella e di otto tra dirigenti passati e attuali del Comune, chiamati a difendersi nell'udienza del 27 aprile 2021. Il commissario viene chiamato in causa per le sue funzioni nell'anno in cui il parco non era in funzione, il sindaco quale organo responsabile dell'amministrazione in tutte i ruoli nei quali sovraintende al funzionamento di uffici e servizi, il segretario generale Iovinella per aver omesso di esercitare, in questo caso, la sua funzione di garante della legalità e della correttezza amministrativa dell'azione dell'ente locale.

La mancanza di atti per avviare la gestione dell'area, che costituiva un obbligo di legge, è il nocciolo delle tre principali anomalie rilevate dalla Guardia di Finanza e poi confluite nelle valutazioni della corte contabile.. Le altre due sono l'omessa manutenzione del parco che lo ha esposto agli atti vandalici e la mancata realizzazione delle condizioni per conseguire e conservare i finanziamenti. La Corte ha stabilito che il Comune di Latina non ha avviato le procedure per l'affidamento in gestione del parco al fine di renderlo fruibile alla collettività, ovvero funzionante e in uso, perseguire gli obiettivi per cui era stato finanziato con contributi pubblici e assicurarne la manutenzione per impedirne il deterioramento. Un danno da 850mila euro poi rivalutato alla luce del fatto che la Regione Lazio ha deciso di revocare la determinazione di accertamento e contestazione di quelle somme in virtù del fatto che l'area viene affidata alla società cooperativa Il Quadrifoglio, grazie all'iter avviato sotto la dirigente Micol Ayuso.

Ma quello che il nucleo di polizia tributaria accerta e che confluisce nelle conclusioni a cui giunge la giustizia contabile per disporre il rinvio a giudizio è che se i Plus dovevano essere finalizzati alla rivitalizzazione economica, sociale e ambientale di una porzione omogenea del territorio attraverso azioni volte a rimuovere i fattori di degrado e a favorire lo sviluppo urbano sostenibile e dunque avevano una spiccata finalità sociale per rispondere ai requisiti del bando, questa finalità verrà completamente dimenticata ed è uno dei grossi nodi del problema. Più volte il rup Lorenzo Le Donne, aveva rinnovato (nota del 20 maggio 2015 diretta all'allora sindaco DI Giorgi) la necessità e l'urgenza di individuare uno o più soggetti a cui affidare il parco per almeno cinque anni, il periodo vincolato posto dalla Comunità Europea e l'ex dirigente Giovanni Della Penna aveva ricordato che la realizzazione dell'opera era finalizzata all'attuazione dell'intervento da parte dei servizi sociali.

Della Penna lo fa anche in una nota del 18 gennaio 2017 indirizzata alla dirigente dei servizi sociali Emanuela Pacifico, al rup Le Donne, al segretario generale Iovinella, nonché agli assessori ai lavori pubblici e al welfare spiegando che il disciplinare regionale per la realizzazione di quegli interventi «obbliga il beneficiario a mantenere il vincolo di destinazione e di operatività degli investimenti materiali e immateriali oggetto di contributo per un periodo di cinque anni a partire della conclusione dell'operazione». Di anni ne passano tre, ma invano perché nei rimpalli di competenze tra uffici e senza una gestione esternalizzata, l'opera nuova e collaudata non entra mai in funzione e diventa preda di furti e atti vandalici. Già a inizio 2017 la Regione diede un ultimatum al Comune: doveva dimostrare la piena funzionalità di quest'opera come dell' isola ecologica di via Massaro e dell'impianto di fitodepurazione per non dover restituire 2 milioni. L'ente prova a metterci una toppa ma lo fa troppo tardi, quando la giunta vara una delibera con la quale viene messa a disposizione la somma necessaria di 360mila euro per realizzare una recinzione, ma soprattutto dà l'indirizzo politico per l'affidamento della gestione. Quello che ora può salvare il parco e limitare i danni delle casse comunali, ma che andava fatto almeno tre anni prima.